ROMANTICISMO RUSSO: IL RITORNO DI GERGIEV AL REGIO DI PARMA

E’ una serata di grandi emozioni quella del ritorno dopo 19 anni del M° Gergiev al Teatro Regio di Parma, alla guida di una ispirata Orchestra del Comunale di Bologna in un suggestivo viaggio musicale tra Italia e Russia.

Acclamato dai teatri di tutto il mondo e indubbiamente avvolto da un fascino particolare conferitogli da un aspetto un po’ misterioso, dal caratteristico gesto magnetico e da una sensibilità musicale davvero eccezionale: stiamo parlando del protagonista del magnifico concerto sinfonico di questo FestivalVerdi 2020, il Maestro russo Valerij Gergiev, ospite atteso dopo ben 19 anni dalla sua ultima apparizione nella città farnese. Un ritorno in grande stile il suo, alla guida di una ispirata Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, tra alcune delle più belle pagine musicali che legano il suo Paese, la Russia appunto, con il nostro, l’Italia.

©Roberto Ricci

Si comincia, in orario (fatto non scontato se si conoscono le abitudini del direttore) con l’ouverture del Guillaume Tell, celeberrimo capolavoro rossiniano in cui sin da subito emergono l’energia e il vigore sanguigno tratti distintivi di Gergiev che caratterizzeranno l’intero concerto. Segue un altro “pezzo forte” di autore tedesco ma di cuore talmente italiano da portare il nome del Bel Paese nel nome: la Sinfonia n.4 in la maggiore, op.90 di Felix Mendelssohn, appunto l’Italiana. La prima parte si conclude con un volo ideale verso la Russia, dal Regio all’Imperiale: viene infatti eseguita una delle più famose e belle ouverture verdiane, quella de La Forza del Destino, opera eseguita per la prima volta a San Pietroburgo nel 1862. Va detto però a onor del vero che questa ouverture fu scritta solo successivamente per la versione italiana del 1869 mentre alla corte degli Zar vi era un più breve preludio. Poco importa poiché la serata prosegue davvero verso le terre del Maestro e si conclude trionfante con la più riuscita delle Sinfonie di Tchaikovskij, la Quinta in mi minore, op.64.

©Roberto Ricci

Come detto, è chiaro fin da subito che l’indole di Gergiev pende decisamente più verso il repertorio sinfonico di Tchaikovsky, lo si comprende prima ancora di arrivarci. Fin dall’inizio, infatti i gesti ampi delle braccia che sfociano nel costante tremolio svolazzante e sospeso delle dita delle mani, quasi come fossero delicate foglie di un albero mosse dal vento, trasmettono accompagnate da pochi ma potenti sguardi precise intenzioni all’Orchestra, che restituisce in una vera e propria simbiosi con la sua guida tutta la torrenziale ma mai caotica energia vitale dell’animo romantico russo. Tutto sembra correre e crescere in un sublimare crescendo di intensità emotive, cui la Sinfonia n.5, con il suo malinconico e dolce assolo del Corno e il fiume in piena della sezione dei violini, pone degna fine lasciando finalmente all’ascoltatore la possibilità di respirare ed uscire da un’apnea che lo aveva tenuto incollato, con lo sguardo e con l’udito ad uno di quei momenti magici e inarrivabili che solo la Musica può regalare quando si compongono connubi ideali tra un repertorio, degli interpreti e chi ha l’onore e l’onere di concertare.

Il Festival Verdi 2020 prosegue così la scia felice di successi sin qui ottenuti, tra gli applausi entusiasti del pubblico accorso.

Grigorij Filippo Calcagno

Parma, 2 dicembre 2020 

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