IL LOGGIONE EMILIANO: GALA VERDIANO AL REGIO DI PARMA

Né la pandemia né l’indisposizione dell’inizialmente previsto Luca Salsi impediscono a Parma di festeggiare con un superbo concerto l’anniversario della nascita di Giuseppe Verdi. Protagonisti gli splendidi Ludovic Tézier, Roberto Tagliavini e Milo Martani.

Quello del 10 ottobre è un appuntamento fisso e immancabile nel calendario delle celebrazioni verdiane che ogni anno riempiono Parma e dintorni di note e atmosfere suggestive. Immancabile anche in un anno così particolare come quello che stiamo vivendo, tra le incertezze quotidiane in cui i teatri si trovano costretti ad operare e programmare attività e cartelloni. Come se non bastasse, ad insidiare il fatidico concerto vi si mette anche l’indisposizione del suo interprete principale, il baritono beniamino di casa Luca Salsi. Ma di fronte ai problemi è noto che i perdenti trovino scuse mentre i vincenti cerchino soluzioni. Il Regio, lo sappiamo, appartiene alla seconda categoria ed ecco che a rendere omaggio al compleanno del Cigno di Busseto accorrono altri nomi di primissimo ordine: Ludovic Tézier, recentemente apprezzato nel Macbeth al Parco Ducale, il basso parmigiano Roberto Tagliavini e il pianista Milo Martani.

©Roberto Ricci/Teatro Regio di Parma

Il programma è giustamente quasi interamente verdiano, nonostante trovino comunque spazio in modo più che coerente una fantasia da concerto per pianoforte di Giuseppe Martucci (su temi de La Forza del Destino) e la Parafrasi S434 di Franz Liszt sulla melodia di “Bella Figlia dell’Amore”, dal Rigoletto. E’ in queste due pagine musicali, ricolme di virtuosismi che richiedono abilità tecniche di livello altissimo, che emerge e brilla di splendore il talento del M° Martani, un pianista davvero d’eccezione di cui ci sembrano prevalere le doti e il carattere da solista rispetto a quelle di accompagnatore, ruolo in cui pur senza certo deludere, gli è forse un po’ stretto.

Il concerto inizia però da Verdi, con il Cantabile “Alla vita che t’arride” da Un Ballo in Maschera, in cui Tézier scalda la voce ma già sfoggia timbro di spessore e un legato suadente. E’ poi la volta del Duetto dal Don Carlo di Filippo II e Don Rodrigo, con l’entrata in scena di Tagliavini, da subito perfettamente in grado di esprimere, insieme al francese, i tratti del carattere del Re nel confronto con il Marchese.

©Roberto Ricci/Teatro Regio di Parma

Dopo la prima parentesi pianistica è il momento di Tagliavini che veste i panni di Attila con la celebre scena e aria “Mentre gonfiarsi l’anima… Oltre quel limite”. E’ qui che il basso, apparentemente schivo e di indole timida, riesce davvero a stupire il pubblico, sfoderando un temperamento notevolissimo, voce potente, ben proiettata e perfettamente timbrata, con varietà d’accenti e fraseggio da manuale, una prova davvero d’eccezione cui fa seguito, in conclusione della prima parte di concerto, “Credo in un Dio crudel”, da Otello, dove Tézier impersona uno Jago autenticamente perfido e dalla personalità dirompente, tanto vocalmente quanto come interprete, non facendo assolutamente sentire la mancanza di una regia teatrale.

Dopo un lungo intervallo si ricomincia nuovamente con il Don Carlo, di cui il baritono francese regala al pubblico la celebre scena e aria “Son io mio Carlo… O Carlo ascolta”. Che dire, se non che è forse una delle più intense e meglio riuscite interpretazioni di questa scena che chi vi scrive abbia mai udito: arcate di fiato straordinarie e possibili solo grazie ad un sostegno tecnico stupefacente, frasi legate e scolpite mirabilmente con un’intensità espressiva che cresce battuta dopo battuta, timbro caldo e generoso, ingredienti fondamentali per un meritato successo che esplode sull’ultima nota.

©Roberto Ricci/Teatro Regio di Parma

L’aria “Il mio sangue” da Luisa Miller, ci consegna l’ultima occasione per udire ancora una volta la splendida voce di un ispirato Roberto Tagliavini, mentre “E’ sogno o realtà”, da Falstaff, viene eseguita senza pecche da Tézier, che però ci sembra di indole meno adatta ad un ruolo come questo.

La suddetta parafrasi lisztiana, suonata magistralmente da Milo Martani prelude alla fine di questo mirabile concerto, con “Cortigiani, vil razza dannata”. La rabbia e l’implorazione di Rigoletto vengono restituiti con grande personalità e teatralità da Teziér, che tra i tripudi del pubblico si concede un’ultima volta con un coraggiosissimo bis: “Eri tu”, da Un Ballo in Maschera, perla finale di una performance a dir poco sontuosa che celebra degnamente la grandezza immortale del Compositore figlio di questa ricca terra.

Grigorij Filippo Calcagno

Parma, 10 ottobre 2020

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