RIGOLETTO: IL DRAMMA DELL’INCOMUNICABILITÀ

Ci sono pochi capolavori che parlano alla nostra attualità come Rigoletto, che abbiamo visto in questi giorni trasmesso in diretta streaming dal Teatro Comunale di Treviso, in una nuova produzione del Teatro Stabile del Veneto.

©Teatro Stabile del Veneto

Il capolavoro verdiano è uno studio sull’essere umano e in qualche modo è il dramma dell’incomunicabilità: Rigoletto non comunica con Gilda, nemmeno il suo nome, allo stesso modo la figlia non si apre al padre parlandogli del suo amore per paura della sua reazione. Strano a dirsi per un’opera che pare superficialmente una serie di duetti uno dietro l’altro, ma in realtà perfino le figure più marginali come Giovanna e Maddalena molto spesso tacciono e non comunicano apertamente i loro pensieri. Tutti questi personaggi sono chiusi in delle gabbie fisiche (Gilda in casa e Rigoletto nel suo costume di buffone), ma soprattutto emotive. Come noi ora, che pur nella fortuna odierna della comunicazione digitale, viviamo una sorta di incomunicabilità costretta. Lo stesso fatto di vedere questo spettacolo in streaming (meglio di niente, naturalmente) ci porta a non utilizzare quella comunicazione che è essenziale per la vita del teatro, quella comunicazione fatta di applausi, nei casi peggiori di dissensi o silenzio, o di interessanti e talvolta anche molto cretine chiacchiere da foyer.

©Teatro Stabile del Veneto

Lo streaming di altissima qualità del Teatro Stabile del Veneto ci permette tuttavia di godere ugualmente di questo Rigoletto con la direzione musicale del maestro Francesco Ivan Ciampa, alla guida dell’Orchestra di Padova e del Veneto e del Coro Lirico Veneto. Ciampa incornicia una lettura di straordinaria presa teatrale, esaltando la dialettica verdiana che trova in Rigoletto uno dei suoi culmini. Egli possiede la capacità di mantenere la tensioni e di creare l’onda di elettricità che “buca” lo schermo (l’attacco dell’orchestra su “Cortigiani, vil razza dannata” ferisce per la forza impressa alla figura terzinata dei violini). Allo stesso tempo egli conosce i cantanti che ha sul palcoscenico e ne mette in risalto i pregi, facendo quasi scomparire l’orchestra quando è il caso, e comunque non sovrastando mai le voci. Questo aspetto ovviamente è difficilmente valutabile da una diretta in streaming, ma conosciamo bene la capacità (rara) di Ciampa di sostenere i suoi cantanti.

Nei ruoli di fianco ben si comportano Gabriele Nani (Marullo), Antonio Feltracco (Matteo Borsa) e Carlo di Cristoforo (Conte di Ceprano),  Alice Marini, nei ruoli di Giovanna e della Contessa di Ceprano e Silvia Celadin(Paggio). Gabriele Sagona è un lussuoso e giustamente tonante Monterone.

Roberto Scandiuzzi disegna un fascinoso e mefistofelico Sparafucile, mentre Vasilisa Berzhanskaya dopo la sua acclamata Rosina in streaming dall’Opera di Roma, è una Maddalena di lusso.

Enkeleda Kamani è un’ottima Gilda, che emerge nelle pagine di più lineare lirismo dove emerge quella trasparenza e pulizia timbrica che sembrano essere le sue carte migliori. I momenti topici della sua interpretazione sono dunque “Tutte le feste al tempio” e il finale dell’opera, mentre appare meno rilassata nel canto di coloratura di “Caro nome”.

Amartuvshin Enkhbat è un Rigoletto cresciuto come interprete e capace ora di dare rilievo ai cambiamenti psicologici ed emotivi (talvolta repentini) di questo personaggio. Anche vocalmente, la sua voce da sempre benedetta, si piega ora ad un gioco di colori più attento e studiato che si accende nell’aria del II atto miniata con intensità.

Splendido il Duca di Mantova di Ivan Magrì, tenore che possiede timbro privilegiato, ma che per di più possiede magnifica eleganza nel porgere. Grazie a queste caratteristiche dipinge un personaggio nobile e ardimentoso, capace di sciogliere le difficoltà di questo ruolo apparentemente facile. In particolare riluce nel canto romantico di “E’ il sol dell’anima” (esemplare qui l’accompagnamento di Ciampa) e nell’aria che apre il II atto (“Ella mi fu rapita…Parmi, veder le lagrime”), banco di prova per ogni Duca che si rispetti.

In un contesto come quello delle restrizioni attuali si fa di necessità virtù, e quindi lo spettacolo si presenta in forma semiscenica con le scenografie virtuali di Federico Cautero, interessanti se pur non sempre azzeccate e talvolta un po’ troppo monotone ed ombrose.

Francesco Lodola

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