Quando si fa un regalo si dice sempre che quello che conta è il pensiero. Una banalità, un luogo comune per nascondere il nostro attaccamento alla materialità e il nostro dare per scontato il ricevere i regali. Quest’anno questa frase ha un sapore diverso. Il Natale di tutti noi è stato più intimo, meno pieno di oggetti, ma più spirituale, più raccolto, più denso di veri significati e di pensieri. E quale arte è più riflessiva e più simbolica della musica? La musica può essere sottofondo del ritrovo con la propria famiglia, accompagnare il pipiare del sugo per il cenone, o al contrario ispirare al silenzio e al raccoglimento interiore. C’è dunque miglior regalo della musica? No.

Questo è quello che i teatri e le istituzioni musicali di mezzo mondo hanno pensato, creando una vera competizione di concerti di Natale in streaming, per dare il forte segnale che la musica non si spegne e non si spegnerà mai, poiché fa parte delle nostre vite.

©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Uno dei più raffinati appuntamenti è quello proposto da Fondazione Arena di Verona, con un concerto dell’Orchestra dell’Arena diretta dal Maestro Daniel Oren e le voci di Rosa Feola e Maria José Siri, nella bella cornice del Teatro Filarmonico.

Il programma vedeva alcuni classici natalizi della musica classica, come il Concerto grosso n. 8 in sol minore, op. 6 (fatto per la notte di Natale)di Arcangelo Corelli, Panis Angelicus di César Franck, il Cantique de Noël di Adolphe-Charles Adam, e Ellens Gesang III: Hymne an die Jungfrau n. 6 op. 52, D. 839 ossia la celebre Ave Maria di Franz Schubert. Accanto a queste hit altre preziose pagine di più ampio respiro come la Serenata per archi in do maggiore op. 48  di Pëtr Il’ič Čajkovskij, “I know that my Redeemer liveth” da Messiah di Georg Friedrich Händel, e infine l’Ave Maria dell’Otello di Verdi.

©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Daniel Oren alla guida della compagine orchestrale areniana disegna bene l’arco del programma che segue un itinerario ben preciso aprendosi con la sua raccolta grandiosità di Corelli, che influenzerà poi tutti i compositori successivi da Händel fino a Mozart. Ed è proprio a Mozart che sembra guardare il Čajkovskij della Serenata per archi in do maggiore, di cui Oren trae una lettura di intensa vibrazione e di setosa lievità.

©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Splende la voce di Rosa Feola, cantante e artista di alto rango, capace di dare freschezza e linfa nuova a pagine come l’Ave Maria di Schubert o il Cantique du Noël di Adam, interpretate con trasporto e infinita grazia. Magnifica è anche l’interpretazione dell’aria del Messiah, un’aria dal testo e dalla semantica profondi, intriso di fede, che la Feola riveste con intimo senso della parola e suono immacolato.

Nella pagina dell’Otello verdiano abbiamo la possibilità di ascoltare la voce di Maria José Siri, la quale sfoggia un bel fraseggio e una sentita partecipazione emotiva.

Francesco Lodola

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