Per la prima volta in questi mesi scriviamo di uno spettacolo visto dal vivo, seppur soli, in un teatro vuoto e silenzioso. La gioia del tornare a raccontarvi una serata di musica è turbata dalla vostra assenza, la mancanza di adrenalina, di reazioni, dagli applausi ai sospiri, le risate, gli entusiasmi. La musica è azione e reazione e quando quest’ultima viene a mancare le note fluttuano nel vuoto come bolle di sapone. Il segnale è chiaro: il pubblico deve tornare oggi e non domani, perché domani è già passato e le nostre anime saranno sempre più vuote.

©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Nonostante questo Fondazione Arena di Verona non si scoraggia, programmando il ritorno al Teatro Filarmonico de Il Barbiere di Siviglia nella produzione che avevamo applaudito già al suo esordio nel 2015. Lo spettacolo con la regia di Pier Francesco Maestrini e le scenografie animati e di costumi di Maestrini e di Joshua Held, conduce lo spettatore in un viaggio su tre binari: sul primo c’è la vicenda tratta da Beaumarchais con i suoi incastri perfetti da “meravigliosa” fucina; sul secondo un omaggio a Rossini e al “Rossinismo” con tutti i personaggi trasformati fisicamente in alter-ego del cigno pesarese; infine il terzo binario, parallelo al secondo, è un omaggio al Barbiere di Siviglia in quanto capolavoro musicale e “festa” della musica e dell’arte, con continui rimandi ai grandi miti e falsi miti della storia musicale con da una parte Beethoven, Verdi, Puccini, Pavarotti (il Pavarotto che si sostituisce a Don Alonso con tanto di Vincerò) e dall’altra Bocelli e Giovanni Allevi, ma anche alla cultura pop con Rosina che appare adagiata su un letto di rose come Angela Hayes di American Beauty, o le citazioni sempre visive a Titanic e a Godzilla. Uno spettacolo divertente, incalzante, che non ha un attimo di cedimento dall’inizio alla fine e con un uso esemplare della scenografia animata, che incarna un personaggio vero e proprio.

©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Sul podio ritrovavamo il Maestro Francesco Ivan Ciampa, il quale dirige un Rossini di magnifica eleganza e linearità, cogliendo appieno la necessità di dosare tutto con alchemica precisione, stendendo impalpabili tappeti sonori sotto al canto e sfoderando anche la giusta energia. Bene lo seguiva l’orchestra (protagonista insieme al maestro di un sapido siparietto iniziale, che li vedeva all’inizio dell’opera sprovvisti di spartiti, i quali venivano poi consegnati in mano dal Rossini cartoon al M° Ciampa). Ottima anche la prova del coro diretto da Vito Lombardi nei loro brevi interventi.

©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Tra i ruoli di fianco Omar Kamata (Un ufficiale), il bravo Nicolò Ceriani come Fiorello, e Daniela Cappiello che veste i panni di Berta con diligenza.

Il giovane basso Riccardo Fassi interpreta un Don Basilio di sicura presa musicale, grazie a freschezza vocale e musicalità. Gli manca ancora l’autorevolezza scenica e interpretativa per fare davvero effetto nella sua umoristica funereità. Autorevolezza che non manca certo al Bartolo di Carlo Lepore, dotato di vis comica e sapienza vocale che lo rendono interprete di riferimento di questi ruoli.

Francisco Brito dà voce ad un Conte Almaviva di splendido nitore timbrico e di buone intuizioni di fraseggio, in particolare nelle pagine più schiettamente liriche. Lo vorremmo soltanto più preciso ed audace nel canto di agilità, dove pare giocare (sempre con intelligenza) in difesa.

©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Chiara Tirotta pare tagliata perfettamente per il ruolo di Rosina, di cui possiede la verve, la dolcezza e la sincerità. Vocalmente si fa valere per la limpidezza dei mezzi e una musicalità impeccabile, che le permette di sciorinare un canto sempre immacolato, anche nelle variazioni di eccellente gusto e di squisita esecuzione.

Mario Cassi ritorna ad essere Figaro, un ruolo di cui sembra conoscere ogni piega e che veste ogni volta con accresciuta maestria vocale e scenica. Il suo Figaro è parso ancora una volta creatura teatrale originale e coinvolgente, con inesauribile energia e souplesse canora.

©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Lo spettacolo è visibile da oggi sulla WebTv e sul canale YouTube di Fondazione Arena, mentre il 5 e il 6 febbraio sarà trasmesso su TeleNuovo e sulla pagina Facebook di Fondazione Arena.

E se al termine nessuno applaude, l’applauso lo facciamo a noi, al teatro, ai suoi lavoratori, ai soldati dell’arte che si impegnano in questo momento difficile per non lasciarci “digiuni”, e speriamo di poter essere presto lì, uniti con voi, ad applaudirli con calore dal vivo.

Qui per vedere lo spettacolo in streaming.

Francesco Lodola

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