Aida è opera grandiosa, ma intima si dice spesso andando per luoghi comuni. Ma effettivamente nella sua sfera di intimismo troviamo quella che è la sua anima: una storia d’amore condizionata da affetti contrastanti. Spesso vi si vogliono cercare delle questioni politiche o razziali: sì, è vero, Aida è figlia del Re etiope, Radames è un condottiero, ma la politica è lo sfondo non il soggetto principale. Questo preambolo per spiegare che quello che ci ha demoralizzato della regia di Aida firmata Lotte de Beer per l’Opéra de Paris e andata in scena in streaming sul canale televisivo ARTE è il totale tradimento della volontà teatrale di Verdi. La regista decide di intessere tutta una drammaturgia sul rapporto tra coloni e colonizzatori nella storia dell’umanità che arriva però ad essere priva di significato e talvolta involontariamente comica. Una grande marionetta (brutta anche da vedersi) rappresenta il personaggio di Aida mentre l’interprete canta in disparte. Se il concetto è che Aida in quanto schiava è assoggettata al volere degli altri, si tratta di un errore enorme. Aida è la personalità più forte dell’opera, ha il coraggio di scontrarsi con Amneris, ha il coraggio di sedurre Radames per convincerlo a fuggire insieme e infine decide volontariamente (!) di morire con lui, e di una morte lenta e quanto mai dolorosa. A ciò si aggiunga che non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Il trionfo è il trionfo (ci si passi il gioco di parole) della banalità e della confusione. Il gioco di riprodurre fisicamente dei celebri quadri come Bonaparte valica il Gran San Bernardo di Jacques-Louis David o La Libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix sui bellissimi ballabili verdiani sembra soltanto un pretesto perché non si sapeva come riempire quei minuti di musica. E a quel punto era meglio il vuoto.

© Vincent Pontet/Opéra National de Paris

L’occasione non è sprecata perché se chiudiamo gli occhi la parte musicale (pur ad un ascolto in streaming) è di livello altissimo, nonostante gli interpreti siano stati molto penalizzati dalla regia nella costruzione dei loro personaggi. Michele Mariotti sul podio dirige una Aida travolgente, fatta di sfumature e di dettagli strumentali che affiorano in un arazzo di splendore sonoro e di acume interpretativo. Il Maestro Mariotti sa poi accompagnare, mettendo in luce il canto e soprattutto la reattività drammatica che scaturisce dal suo innato senso del teatro.

Nei ruoli del Messaggero e della Sacerdotessa ben si comportano gli unici italiani del cast, Alessandro Liberatore e Roberta Mantegna.

Soloman Howard interpreta Il Re con bel nitore timbrico e adeguata autorevolezza scenica. Autorevolezza che non manca certo a Dmitry Belosselskiy, sempre Ramfis di grande spessore vocale.

Ludovic Tézier trova in Amonasro un ruolo verdiano che gli è meno congeniale di altri, tuttavia sa sfoderare come sempre l’eleganza di un canto aristocratico. Ci saremmo forse aspettati qualcosa di più nell’entrata dove il gioco dei colori si poteva fare più intenso vista anche l’attenzione dinamica posta da Mariotti in quel punto. Tuttavia è un voler trovare il pelo nell’uovo in una prova che oltre a non essere ascoltata dal vivo, conferma la statura di fuoriclasse di questo artista.

© Vincent Pontet/Opéra National de Paris

Ksenia Dudnikova nei panni di Amneris possiede voce importante e di prezioso smalto ma non sempre all’altezza della complessità del ruolo, particolarmente nella scena del giudizio risolta in maniera non del tutto vincente.

© Vincent Pontet/Opéra National de Paris

Il Radames di Jonas Kaufmann è uno dei migliori in circolazione: la vocalità brunita ma impavida nel registro acuto, il fraseggio sempre curatissimo e l’accentazione sempre dentro la parola costruiscono un personaggio originale, ispirato e di riferimento.

© Vincent Pontet/Opéra National de Paris

Sondra Radvanovsky è una meravigliosa Aida, purtroppo privata dalla regia della sua fisicità e presenza teatrale. Tuttavia il personaggio esce intatto dalle pieghe di una voce straordinaria, di timbro peculiare ma di grande incisività musicale.

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