Vedere come nel corso del tempo la visione di un’opera cambia, muta, si trasforma è sempre molto affascinante e ancora di più se questo lo si può vedere su dei gioielli immortali come La Traviata. Domenica 7 marzo nella stagione della Wiener Staatsoper abbiamo visto una nuova e alquanto bizzarra produzione con la firma di Simon Stone alla regia e Giacomo Sagripanti alla direzione.

La musica scorre senza alcun problema, Sagripanti riesce con naturalezza e molta disciplina a guidare un’esecuzione chiara, limpida e molto appassionata. Il suono dei Wiener, è un acquarello con varietà infinite di colore per ogni sezione. Pretty Yende, interpreta Violetta con coraggio e orgoglio, dipingendo una donna piena di grinta e di voglia di vivere. Vocalità e musicalità rendono ottima la sua performance, molto interessante la sua interpretazione di ” Addio del Passato”.

©Wiener Staatsoper / Michael Pöhn

Il celebre tenore Juan Diego Florez veste i panni ( un po’ stretti) di un giovanile Alfredo, musicalmente perfetto con una potenza vocale e una flessibilità ben definite e vigorose, segnalandosi per l’ottima interpretazione del finale del secondo atto. In veste attoriale non è riuscito a entrare perfettamente nel personaggio pensato dal regista, ma con la sua straordinaria esperienza ha saputo cucirsi addosso una “sua” interpretazione molto realistica.

©Wiener Staatsoper / Michael Pöhn

Igor Golovatenko nel ruolo di Giorgio Germont ha ben saputo disimpegnarsi nella parte con un ottima interpretazione de ” Di Provenza il mare il suol..” Il ruolo di Annina è stato ben disegnato sulla brava Donna Ellen che ha saputo ben calarsi nelle diverse sfaccettature del personaggio creato dalla regia. Molto belli e affascinanti tutti gli interventi video curati da Zakk Hein: la sua visione ha ben saputo ringiovanire un personaggio che tante volte viene dato per scontato. Le sue riprese non sono mai “semplici”, riesce con la macchina da presa a curare i dettagli e osservare i dettagli del suo personaggio . I costumi curati da Alice Babidge sono la giusta interpretazione del idea regista, talvolta un poi confusionaria e poco ben definita. Efficace il contributo di Robert Bartneck (Gastone), Attila Morkus (Barone Douphol), Erik Van Heyningen (Marcese d’Obigny), Ilja Kazakov (Dottor Grenvil).

©Wiener Staatsoper / Michael Pöhn

La regia a cura di Simon Stone cerca di ringiovanire una storia d’altri tempi, apprezzabile l’ingegno di spostare la narrazione ma i mezzi scelti dal regista non riescono a fondersi con la partitura verdiana. I mezzi scelti per il secondo atto , secondo lo scrivente, risultano quasi offensivi per la storia (trasformare una festa tra amici con un po’ di eccessi in una orgia con visibili collegamenti erotici) risulta tutto troppo azzardato. Il terzo atto è ben ambientato in un ospedale con movimenti scenici quasi da telefilm. Un allestimento gustabile pur con i suoi limiti, musicalmente di ottimo livello specialmente per gli interpreti Violetta e Alfredo e l’ottima la direzione musicale.

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