“Viva Verdi”: ci alziamo così dal sofa, con cuore felice, dopo l’infuocato terzetto della parte I del Trovatore che chiude il Gala del Teatro Nazionale di Zagabria dedicato alla trilogia popolare di Verdi. Verdi vince sempre, contro tutto e tutti. Qui i motivi vincenti erano prima di tutto il ritorno sul palcoscenico dell’orchestra del teatro, diretta con grande pulizia ed eleganza dal maestro Antonello Allemandi, il quale si dimostra sensibile sostegno per le voci e capace di rivestire con la giusta atmosfera ogni pagina di queste tre opere monumentali.

La selezione di Rigoletto si apriva con il duetto tra il protagonista e Sparafucile, ben interpretati rispettivamente da Siniša Hapač e Luciano Batinić, quest’ultimo dotato di vocalità importante e di colore pregiato. Il baritono Hapač dà vita poi, con tono stentoreo (forse troppo) alla grande aria del II atto, “Cortigiani, vil razza dannata”. L’anello debole era rappresentato dagli interpreti di Gilda e del Duca di Mantova. La prima, il soprano Ivana Lazar, in “Caro nome”, metteva in luce una voce timbricamente gradevole nel complesso (pur con un vibrato accentuato), ma anche un’intonazione spesso poco precisa ed un fraseggio che si vorrebbe più vario; Stjepan Franetović nei panni del Duca è al contrario interprete caloroso sia in “La donna è mobile” che nel celebre quartetto, ma non risulta sempre a suo agio nell’impegnativa tessitura di queste pagine. Nel quartetto agli interpreti sopraccitati si aggiungeva la vivace Maddalena di Sofia Ameli Gojić, la quale vestiva successivamente i panni di una temperamentosa Azucena in “Stride la vampa”.

Decisamente più riusciti risultavano i quadri dedicati alla Traviata e al Trovatore, dove il livello musicale si alzava nettamente. Nei ruoli maschili trovavamo Ljubomir Puškarić (Giorgio Germont e Conte di Luna), baritono dotato di vocalità timbricamente molto bella, che si piegava con eleganza ai dettami del canto verdiano, sia nelle linee insinuanti di Papà Germont che nelle invettive battagliere del Conte di Luna, risultando interprete variegato ed interessante, con delle significative frecce al suo arco. Tomislav Mužek sfoggiava splendido lirismo sia in “De’ miei bollenti spiriti” che in “Ah! Si, ben mio coll’essere”, riuscendo ad incarnare sia la gioventù e la passione di un Alfredo solare ed espansivo, cantato con accenti veraci, che l’amore decisamente più “casto” e romanticamente alato di Manrico.

Unica protagonista femminile degli ultimi due titoli era Lana Kos, la quale si dimostrava ancora una volta artista ammirevole per la sua capacità innata di creare e “vivere” i personaggi sul palcoscenico. Sentirla dare palpiti e sospiri al grande “monologo” del finale I atto de La Traviata era appassionante per come ogni cambiamento emotivo del personaggio, ogni frase, riceveva un’attenzione vocale e gestuale sentita. La coloratura drammatica di “Sempre libera”, culminata da un lungo e glorioso Mib, la vedeva trionfare. Ugualmente commovente è il duetto con Papà Germont, intriso di drammaticità e verità espressiva. Ciò che rendeva unica questa Violetta è anche la presenza teatrale che le donava Lana Kos, cantante-attrice fascinosa e sensibile.

Finale focoso, come si è detto, con il terzetto del Trovatore interpretato da Puškarić, Mužek, Kos, in grado tutti e tre di incendiare come si deve questa musica trascinante.

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