Il Maestro Diego Matheuz è uno dei direttori d’orchestra più rilevanti degli ultimi anni, un giovane astro conteso dalle più prestigiose istituzioni musicali del mondo. In questi giorni è all’Arena di Verona, dove debutta finalmente sul podio dello storico festival lirico, e debutta anche Aida, opera simbolo della cultura operistica veronese. Proprio durante una pausa tra le recite del capolavoro verdiano abbiamo avuto il grande piacere di intervistarlo.

Maestro, essere direttori d’orchestra: una scelta o una vocazione?

Io penso che sia un mix tra le due cose, perché nel mio caso ho iniziato come violinista e sono passato per una questione del destino ad essere direttore. Ho continuato per un certo periodo a svolgere entrambe le cose, suonare in orchestra e dirigere, ma ad un certo punto non riuscivo più a gestire tutti e due i percorsi e ho scelto la direzione d’orchestra. 

La sua esperienza è partita da El Sistema di Abreu, il cui maggiore insegnamento è quello che la musica può salvare….in che modo la musica ha salvato la sua vita?

Io sono cresciuto nel Sistema e ho completato tutta la mia educazione in quell’ambiente. Ancora oggi collaboro con l’organizzazione del Sistema e sono direttore principale dell’Orchestra Sinfonica Simón Bolívar. Il modo di pensare, la filosofia che è alla base del sistema cambia la vita di un bambino: c’è un senso di comunità, del vivere l’orchestra come una comunità perfetta, in cui si è obbligati ad ascoltarsi l’un l’altro per far sì che il risultato sia il migliore possibile. L’ascolto è quello che manca nella nostra attuale società, abbiamo tantissimi problemi di cui continuiamo a parlare senza ascoltarci. L’ascolto è stato uno dei più grandi insegnamenti che ho avuto dal sistema: ascoltare attraverso la musica per essere anche umanamente migliori. L’insegnamento della musica è un insegnamento per la vita. 

Questa visione dell’orchestra come comunità in che modo l’aiuta oggi a rapportarsi con le compagini orchestrali che dirige in tutto il mondo?

Devo dire che dipende anche dalla cultura diversa delle orchestre che mi trovo a dirigere: le orchestre di paesi come Italia, Germania, Giappone, USA etc… comunicano in modo diverso e quindi interagiscono differentemente con il direttore. Con l’esperienza impari ad entrare, approcciarti e a gestire la comunicazione con diverse orchestre. Quando poi costruisci un bel rapporto con un orchestra e ti ritrovi a dirigerla in diverse occasioni, ogni volta che torni, senti di più un senso di comunità e familiarità, e anche loro si sentono motivati a dare di più. 

Il suo mentore è stato Claudio Abbado, il quale affermò che la cultura è come un acquedotto, un bene primario. Quali sono le riflessioni che scaturiscono da questo momento di ripartenza e sul ruolo della cultura in questo periodo storico così complesso?

Penso che questo sia uno dei momenti più importanti degli ultimi cinquant’anni per il mondo della cultura, e in particolare in Italia, paese che avendo il patrimonio culturale più grande al mondo, è colpito nel cuore della sua essenza, e la cultura non è trattata con la dignità e il rispetto che gli è dovuto. L’Italia è un paese che ha dato il meglio a tutto il mondo e merita una classe politica che sappia aiutare ed esaltare l’immenso patrimonio che questo paese possiede. Quello che sta succedendo a Verona, con la ripartenza dell’opera all’Arena, è un segnale di grande forza e di grande speranza. Riuscire a fare lo spettacolo, pur con tutte le restrizioni ancora vigenti, è un grandissimo esempio per tutti. Bisogna essere aperti, ascoltare tutte le idee e avere volontà di metterle in pratica. 

©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Finalmente il debutto in Arena, dopo la cancellazione dello scorso anno per la pandemia, quando avrebbe dovuto dirigere Cavalleria e Pagliacci. Questo debutto invece avviene con l’opera simbolo dell’Arena, Aida…quali sono state le emozioni e le sfide di questa prima areniana? 

Non c’è un posto più grandioso al mondo per dirigere Aida come l’Arena di Verona! Su questo podio sono saliti i più grandi direttori del mondo. Per me è una grande emozione, un grandissimo onore fare questo doppio debutto, perché oltre a debuttare in Arena, è anche la mia prima Aida. Questo è un luogo assolutamente magico, e quando ti appare la luna di fronte e si alza una leggera brezza, diventa ancora più magico. Sentire l’energia del pubblico, soprattutto in questo momento in cui finalmente stiamo tornando a fare spettacolo dal vivo, è qualcosa di assolutamente emozionante. 

Se le dessero la possibilità di scegliere, che titolo le piacerebbe dirigere in Arena?

Tantissimi titoli….mi piacerebbe dirigere una bella Carmen! Chissà!

Grazie al Maestro Matheuz e In bocca al lupo!

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