L’estate italiana si sa è anche opera lirica in luoghi insoliti, è il ritorno del melodramma alla sua dimensione popolare: dai grandi festival in paludati anfiteatri agli appassionati teatri di tradizione, che fanno loro centro di gravità la missione di nutrire la popolarità e l’inclusività della musica classica e lirica. Questo è il concetto alla base della rassegna Ariaperta del Teatro Sociale di Rovigo, che in due mesi circa vede sfilare ensemble strumentali e grandi interpreti d’opera, protagonisti di appuntamenti musicali in alcuni dei luoghi cruciali della città.

L’appuntamento del 28 luglio era proprio dedicato alla passione melodrammatica, già dal titolo Vissi d’arte, si aveva la sensazione di trovarsi davanti ad una vera e propria celebrazione del canto lirico e dei sentimenti che esso sprigiona. Cornice ancora più sacra era il Tempio della Rotonda, location alternativa alla prevista Piazza Annonaria, a cui si è dovuto rinunciare a causa del maltempo. La Rotonda, straordinaria architettura progettata da Francesco Zamberlan (collaboratore del Palladio), accoglieva le immortali melodie dal Barbiere di Siviglia, Carmen, Andrea Chénier, Rigoletto, Pagliacci, Samson et Dalila, I Puritani, Tosca, La tabernera del puerto e Il Trovatore.

Apriva la serata Enrico di Geronimo che con il “Largo al factotum” dal Barbiere e “Ah, per sempre io ti perdei” dai Puritani evidenziava vocalità di buon colore e buona padronanza degli stilemi del belcantismo rossiniano e belliniano.

Il tenore Francesco Napoleoni esordiva con “Questa o quella per me pari sono” dal Rigoletto difendendosi con professionalità dalle difficoltà di questa pur breve aria. Si dimostrava altrettanto sicuro nella Serenata di Arlecchino da Pagliacci e in No puede ser da La tabernera del puerto.

Jasmina Trumbetas con “La mamma morta” da Andrea Chénier, “Vissi d’arte” da Tosca e il duetto con il baritono Leo An dal Trovatore (“Udiste?…Mira, d’acerbe lagrime”), metteva in luce schietta voce di soprano lirico, che ben si attanagliava alla passionalità sia della vocalità di Giordano che a quella pucciniana di Floria, a cui regalava giusto abbandono e sonorità sontuose.

Il baritono Leo An è un artista di rango, in possesso di una vocalità dal timbro privilegiato, ampio volume e tecnica solidissima. A tutto questo si deve aggiungere una padronanza interpretativa da lodare, una cura dello stile che lo rende interprete assolutamente autorevole sia nel Verismo di Carlo Gérard (“Nemico della patria” da Andrea Chénier), vissuto con ampleur vocale e teatrale, che il canto verdiano di Rigoletto (“Cortigiani vil razza dannata”), ruolo che gli è magnificamente congeniale.

Irene Molinari emerge allo stesso livello grazie ad un canto di grande sensibilità grazie al bellissimo colore vocale e soprattutto al dominio del suo importante mezzo, sempre timbricamente omogeneo tra i registri, con grande cura dell’emissione. Conquista la sua Carmen, raffinata nel dipanare l’ironia fatale dell’Habanera e seduce anche la sua Dalila (“Amour! Viens aider ma faiblesse!”) dipinta con abbandono conturbante.

Ottima Maddalena Altieri nell’accompagnare i cantanti al pianoforte.

Un caloroso successo al termine accoglieva tutti i protagonisti del concerto.

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