“L’ultimo divo!”: è solo una delle acclamazioni che accoglievano il trionfale debutto areniano di Roberto Alagna. Sgombriamo subito il campo: è un pensiero che condividiamo. Oggi non esiste un tenore al mondo che emani il carisma di Alagna. Non è solo la voce, che è ancora la più bella del mondo, ma è la naturalezza con cui si muove sul palco, il suo istinto innato che lo rende naturalmente divo, senza artifici o studiate pose. Il suo temperamentoso Turiddu conquista fin dalla Siciliana (intonata con tanto di sonorità linguistiche sicule), mettendo in rilievo il machismo del rapporto con Santuzza e la fragilità nell’estremo saluto alla madre. Allo stesso modo Canio è vissuto con profonda intensità, costruendo alla perfezione sia nel gesto che nell’accento, tutte le più piccole nevrosi di un personaggio così complesso nel suo dualismo di uomo e di attore. L’ultimo divo? Sì, sicuramente.

Accanto a lui c’è un altro animale da palcoscenico, Alessandra Kurzak, la quale gioca la sua partita con grande intelligenza in entrambi ruoli: Santuzza (forse quello sulla carta vocalmente meno adatto a lei) e Nedda. La Kurzak è un’artista vera e grazie all’accento scaltrito e ad una travolgente carica passionale delinea una Santuzza che desta commozione e una Nedda intensa, seducente e affascinante. Il soprano polacco è inoltre attrice abilissima, anche lei naturalissima e generosissima, quasi senza nessun risparmio.

Terzo fuoriclasse è Ambrogio Maestri nei panni di Alfio e Tonio, anche lui interprete di forza impetuosa, in grado di dominare le scene in cui è presente, sia con il volume vocale sempre monumentale, che con la connaturata sapienza di “dire” la parola scenica.

Interprete gloriosa è anche la Mamma Lucia di Elena Zilio, che tornava in Arena dopo trentacinque anni dalla sua ultima partecipazione (cinquantuno anni fa il suo debutto come Mercedes nella Carmen con Mignon Dunn e Franco Corelli, diretta da De Fabritiis con la regia di Ronconi e le scene di Pizzi), e si dimostrava ancora iconica, commovente, di una potenza drammatica come si diceva, gloriosa.

Ottimo il Beppe/Arlecchino di Matteo Mezzaro al suo debutto in Arena. Si conferma positiva anche l’interpretazione di Silvio di Mario Cassi, qui in sostituzione dell’annunciato Davide Luciano. Funzionale la Lola di Clarissa Leonardi. Efficaci anche Max René Cosotti e Dario Giorgelè nei panni dei due contadini di Pagliacci.

Ispirata da cotanti talenti pare anche la concertazione di Marco Armiliato, il quale si mette al servizio del teatro e del canto con raro e ben conosciuto talento. Bene le prove dell’orchestra, del coro diretto da Vito Lombardi e del coro di voci bianche A.Li.Ve diretto da Paolo Facincani.

Si conferma funzionale anche lo spettacolo, anche se qui si riduce ad essere cornice di una recita dove a dominare sono le presenze teatrali e vocali.

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