Tutte le arti hanno sofferto il virus, ma c’è una di esse che sicuramente è stata colpita più duramente: la danza. La sua sofferenza è stata sia pratica (di fatto la danza intesa come atletismo ha bisogno di continuo lavoro, allenamento del proprio corpo e confronto con gli altri) che concettuale. Sì, perché la danza è contatto, è incontro di corpi che si intrecciano alla ricerca dell’armonia totale.

È quello che spiega anche Roberto Bolle nel video-anteprima che apre il suo Gala all’Arena di Verona: la stella della danza racconta le sue difficoltà nell’affrontare questo nemico invisibile. Ma, dissipate le nubi lui è pronto a riaccogliere ed essere riaccolto dal suo pubblico, entusiasta, emozionato nel rivedere esibirsi grandi artisti di tutto il mondo, ma anche giovani emergenti.

Lungo il corso della serata sfilano grandi momenti del repertorio classico come il Pas de trois da Le Corsaire (pagina musicale probabilmente desunta dal balletto Il Talismano dell’italiano Riccardo Drigo e addizionata alla partitura di Adolphe Adam), il Pas de deux coreografato da Roland Petit sulla Meditation de Thaïs di Massenet, tratto dal balletto Ma Pavlova o il Pas de deux dall’atto III di Don Chisciotte di Ludwig Minkus.

©Laura Ferrari

Accanto a queste pagine emergono esibizioni che diventano vere e proprie “performance” artistico-visuali, come Canon in D Major, con la musica di Pachelbel coreografato da Jiří Bubeníček o il Dorian Gray finale, ideato e coreografato da Massimiliano Volpini, che vedeva la partecipazione del violino rock di Alessandro Quarta.

Come dicevamo, tante sono state le stelle, tra cui si è ammirato il virtuosismo di Maia Makhateli e Bakhtiyar Adamzhan, il carisma di Nicola Del Freo, la sensibilità di Agnese di Clemente, l’eleganza regale di Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, il fascino primordiale di Virna Toppi, la raffinatezza di Valentine Colasante e Paul Marque e la sensualità di Liudmila Konovalova.

©Laura Ferrari

E infine c’è lui: Roberto Bolle, ballerino, performer, perfetto padrone di casa. Coinvolge i suoi partner nella sua arte magnetica, non offuscandoli, ma illuminandoli con la sua luce. Il finale con Dorian Gray, proposto già nel 2019, ci sconvolge ancora di più: in questo anno e mezzo in cui abbiamo avuto tutti un rapporto costante con la nostra immagine riflessa in uno schermo, ci pare ancora più attuale questa visione masturbatoria dello strumento del video di noi stessi, che ci mostra nel nostro egotismo ma anche nella nostra inesorabile e inevitabile auto-distruttività. Le riprese video di Franco Valtellina – Videoval, sono compagni perfetti, in questa danza, performance fatale.

Al termine entusiasta, liberatorio trionfo.

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