A che cosa servono gli artisti se non a far nascere e ad alimentare discussioni infinite sull’arte e sulla sua estetica? La dimostrazione è Jonas Kaufman, tenore tra più celebri e celebrati al mondo, con alle spalle una storia artistica già straordinaria, che il 17 agosto faceva il suo debutto all’Arena di Verona.

©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Il suo è un trionfo, che è coronato da ben sei bis, acclamazioni deliranti (dal “Sei grande!” a “Jonas! Amore!”) e standing ovation finali. Ma tra gli appassionati non sono mancati i confronti, prima, durante e dopo il “Kaufmann Show”: è una voce areniana? canta all’italiana? le mezzevoci sono vere o sono falsetti? queste e tante altre sono le domande sentite. Non sappiamo dare una risposta definitiva a tutte queste questioni, anche perché un concerto non è una recita d’opera e quindi assistiamo semplicemente ad una carrellata di pagine celebri che rispecchiano il momento attuale del percorso artistico del tenore tedesco. Una certezza però c’è: Kaufmann è un’artista, uno dei più grandi. Conosce l’arte del dare vibrazione alla parola cantata, e in questo devono essere considerati assolutamente magistrali sia il recitativo che l’aria di Don Alvaro de La forza del destino (“La vita è inferno all’infelice…O tu che in seno agli angeli”, dove si sente una maturità tecnica ed espressiva da autentico fuoriclasse. Lo ribadisce quando tra i bis (che annoveravano “Nessun dorma”, “E lucevan le stelle”, “Mattinata” di Leoncavallo), prende una pagina rara e spesso dimenticata come “Ombra di nube” di Licinio Refice e ne fa un prezioso acquerello vocale.

©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Accanto a lui Martina Serafin è solida partner, particolarmente nell’ampio estratto da Die Walküre di Wagner (Atto I, Scena 3 e Finale), dove è una autorevole Sieglinde.

Il M° Jochen Rieder dirige con solidità, asseconda l’esigenze della stella della serata, permettendogli di sfoggiare i suoi assi nella manica. Gli risponde un’orchestra dell’Arena di Verona in grande spolvero, che rivela però le sue qualità migliori nella seconda parte, con la Sinfonia de La forza del destino e l’Intermezzo di Manon Lescaut.

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