Nel 2017 quando la IX Sinfonia di Beethoven approdava in Arena scrivevamo: «Il grande anfiteatro veronese è ideale per rappresentare l’imponenza beethoveniana e anche la comunione degli individui in un unico universo dominato dalla Gioia». Oggi, forse (diciamo forse), quel senso di comunità è accresciuto dalla sfida che stiamo affrontando, un periodo nero della storia dell’umanità, in cui teniamo spesso privati della nostra essenza di animali sociali.

Il ritorno della monumentale partitura del compositore di Bonn era legato al nome di Ezio Bosso, il maestro prematuramente scomparso, che avrebbe dovuto dirigerla lo scorso anno in occasione del 250° anniversario dalla nascita del grande musicista. La serata si apriva proprio con un omaggio a Bosso, con le immagini del finale dei Carmina Burana del 2019, dove il maestro annunciava al pubblico che sarebbe tornato in Arena per dirigere Beethoven.

Sul podio, al suo debutto areniano, saliva il Maestro Erina Yashima, la quale si dimostra bacchetta diligente ma ancora non in grado di far vibrare la tensione che una partitura del genere dovrebbe suscitare. Ne risulta un’esecuzione lineare e complessivamente pulita, ma piuttosto monocromatica. Adeguatamente a posto la prova dell’Orchestra e del Coro dell’Arena di Verona.

Affidabile il lussuoso quartetto vocale composto da Ruth Iniesta, Daniela Barcellona, Saimir Pirgu e Michele Pertusi.

Entusiasmo trionfale accoglieva tutti gli interpreti.

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