Roberto Gianola è uno dei giovani direttori italiani più apprezzati del panorama musicale internazionale. La sua attività di direttore d’orchestra si affianca oggi anche a quella di direttore artistico del Como Lake Festival. Ultimamente si è fatto notare a Trieste per la sua Mozartiade, dove abbiamo potuto incontrarlo, mentre in questi giorni è presente a Lubiana per un nuovo allestimento de I Capuleti e i Montecchi.

Maestro Gianola, come si è avvicinato al mondo musicale e, in seguito, alla direzione d’orchestra?

La mia esperienza in campo musicale inizia quando ero molto piccolo: a cinque anni suonavo il tamburello nella banda del mio paese. Inoltre mio padre era direttore della banda e mi ha avviato allo studio del flicorno e della tromba. In seguito ho cominciato i miei studi presso il Conservatorio di Milano, sia nella classe di tromba con il Prof. Bonino, che in quella di direzione d’orchestra. Mi sono poi perfezionato in direzione d’orchestra presso il Conservatorio di Parigi. Contemporaneamente ai miei studi ho cominciato a collaborare con l’Orchestra di Lecco, sia come trombettista che come maestro preparatore. Ho avuto la possibilità di seguire molti allestimenti in ambito locale, facendo gavetta ma sempre con il timore di espormi come direttore fino a quando mi sono trovato in un momento in cui ho dovuto sostituire un direttore d’orchestra nella direzione del Gloria di Vivaldi. 

Dopo il debutto, come è andata avanti la sua carriera di direttore?

Ho avuto la fortuna di poter dirigere in moltissime sale da concerto in tutto il mondo, quali il Lincoln Center e la Carnegie Hall di New York o il Musikverein di Vienna. Ho potuto dirigere anche in Brasile, in Russia, a Hong Kong e in Cina. Per quanto riguarda i teatri italiani, ho collaborato con il teatro di Cagliari, con il Maggio Musicale Fiorentino e con il Teatro Filarmonico di Verona. Anche con Trieste ho una collaborazione stabile, lavoro al Teatro Verdi sempre con molto piacere. 

Qual è la differenza tra dirigere e concertare?

Sono due concetti apparentemente molto vicini ma che presentano alcune differenze. Solitamente si concerta in ambito lirico, quando ci si concentra su sé stessi e quando si è al servizio, per esempio, di un cantante. Io porto la mia idea, ma sono sempre aperto al confronto e al dialogo con gli artisti al fine di ottenere un risultato, spesso scendendo anche a compromessi. La direzione si applica di più a un contesto sinfonico, in cui l’orchestra è tenuta a seguire il direttore e a rispettare le sue scelte. Il direttore secondo me non deve parlare tanto con l’orchestra: il suo compito è fornire le sue idee, che devono essere poche e ben chiare.

Oltre a dirigere, è anche il direttore artistico del Como Lake Festival: ci racconta qualcosa?

A Como c’è un grande potenziale dal punto di vista musicale: molto spesso infatti vengono organizzati festival e concerti. Adesso all’interno del Festival organizziamo molti eventi di livello molto alto. D’estate, nel mese di agosto, organizziamo un concorso di canto lirico e uno per direttori d’orchestra: entrambi richiamano artisti da tutto il mondo. Sono molto soddisfatto dell’andamento del Festival e spero di poter continuare a mantenere il livello così in alto. 

Lei si è avvicinato alla musica da molto giovane: quanto è importante il sostegno della famiglia per un giovane che sceglie di intraprendere il percorso musicale?

Il sostegno della famiglia è assolutamente indispensabile, non si può pensare che un giovane intraprenda una carriera – musicale ma anche in altri campi – senza che la propria famiglia lo sostenga. Servierebbe anche un grande aiuto da parte dello Stato, che possa innalzare il livello di qualità dell’insegnamento della musica nelle scuole italiane elementari e medie, non solo all’interno dei Conservatori. Spesso ho organizzato incontri nelle scuole per sensibilizzare l’importanza dello studio musicale: penso che in Italia si debba partire con lo studio della storia della musica, in fondo abbiamo un patrimonio artistico che pochi altri paesi nel mondo possono vantare. 

Noi solitamente chiudiamo le nostre interviste chiedendo al nostro ospite: se potesse incontrare un grande artista del passato, chi sarebbe e perché?

Personalmente non sceglierei un artista del passato ma punterei su uno ancora vivo, posso? (ride, ndr) Sceglierei di conoscere il Maestro Riccardo Muti: ho sempre seguito la sua attività artistica ma non ho mai potuto incontrarlo di persona. Il mio modo di dirigere è stato in un certo senso influenzato anche dal gesto del Maestro Muti, per me ha rappresentato un’autentica scuola di direzione. Vorrei ringraziarlo per questo, per tutto ciò che mi ha insegnato come direttore d’orchestra. 

Ringraziamo il Maestro Roberto Gianola per questa bella chiacchierata.

Cecilia Zoratti e Matteo Firmi 

Ph.credit By Amusart 2020-2021

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