Quando si pensa all’Iphigénie en Tauride di Gluck la memoria di tutti noi, appassionati e fanatici, torna a quella leggendaria edizione del 1957 al Teatro alla Scala, nella versione in italiano di Lorenzo Da Ponte, con l’irripetibile alchimia dei geni di Maria Callas e Luchino Visconti.

Oggi, ascoltando la registrazione di quel 1 giugno 1957 si riesce come sempre commossi e annientati dal “sentire” vocale e interpretativo della Callas, ma in un’epoca come la nostra in cui questo repertorio ha subito un recupero profondo e accurato, rimaniamo sicuramente colpiti anche dal senso dello stile così diverso da come intendiamo noi l’operismo di Gluck. Una cosa però che rimane immutata è la ritualità della tragedia intesa da Gluck, quello che è il centro della sua concezione di teatro, non un teatro realistico, ma un teatro che “si mette in scena”, con dei caratteri che non richiedono un’incarnazione totale degli artisti, ma una loro profonda consapevolezza di essere il personaggio “rappresentano”.

©Alessia Santambrogio

Ce lo fa capire molto bene Emma Dante con il suo spettacolo ideato per OperaLombardia, già rappresentato a Pavia, approdato per due recite al Teatro Grande di Brescia (noi eravamo alla replica del 7 novembre) e prossimamente in scena al Teatro Sociale di Como (19 e 21 novembre 2021) e al Teatro Ponchielli di Cremona (3 e 5 dicembre). Fin dalla sua Carmen scaligera di ormai tredici anni fa la Dante ha fatto della ritualità una sua cifra stilistica (si ricordino le donne velate in Via Crucis a perpetuo seguito di Micaëla), che qui si ripropone in in un simbolismo essenziale dei gesti e delle situazioni. La sua Ifigenia è una donna immersa in una profonda solitudine e in un ripiegato sentimento luttuoso. Ella agisce in mezzo ad un corteo di corifee tenebrose, delle oscure sacerdotesse del suo dolore. Accolgono le sue vicende le minimale (ma intense) scene di Carmine Maringola e la avvolgono gli altrettanto semplici, ma fortemente impattanti costumi di Vanessa Sannino. Emozionante anche il gioco luci di Cristian Zuccaro.

Il M° Diego Fasolis restituiva tutte le pieghe di questa monumentale partitura, esaltandone le linee più commuoventi, le trasparenze strumentali, il travolgente lirismo e le accensioni più sentite. E’ ben accompagnato dall’Orchestra i Pomeriggi Musicali e dal coro di OperaLombardia magistralmente preparato dal M°Massimo Fiocchi Malaspina.

©Alessia Santambrogio

Sul palcoscenico la trascinante Iphigénie di Anna Caterina Antonacci era l’assoluta catalizzatrice dello spettacolo, magnetica nello sguardo, nel canto miniato sulla parola in un modo esaltante e nel gesto statuario, ma anche intimo e sorgivo. La sua è una Dea statuaria, che però disvela a poco a poco la sua impressionante umanità.

Accanto a lei Bruno Taddia era un Oreste attorialmente e vocalmente eccellente, buttandosi a capofitto nella sua interpretazione. Pylad era il tenore Mert Süngü, vocalità preziosa e fraseggio sempre espressivo. Michele Patti vestiva discretamente i panni di Thoas, mentre Marta Leung dava efficace rilievo alle frasi di Diane e di Una donna greca.

Al termine un caloroso successo, che si accende di entusiasmo all’apparire di Anna Caterina Antonacci.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...