Non è difficile immaginare un uomo dal carisma di Giulio Cesare prendere parte alla politica dei nostri giorni, in effetti la sua vita e la sua morte vengono ricordati come eventi emblematici, rappresentati in maniere molteplici. E così il Teatro dell’Opera di Roma stesso ha commissionato al compositore Giorgio Battistelli Julius Caesar. L’opera si svolge a partire dal complotto di Bruto e Cassio per liberarsi di Cesare, poiché secondo loro sta diventando troppo potente, passando naturalmente per le “idi di marzo,” fino alla loro morte, così che l’uccisione di Cesare fosse vendicata.

Per un’opera contemporanea (nonostante il soggetto classico), la regia moderna di Robert Carsen con i costumi di Luis F. Carvalho sono in perfetta armonia; l’unico aspetto che rende il tutto un po’ inverosimile è il libretto di Ian Burton. Quest’ultimo si basa fedelmente alla tragedia di William Shakespeare; anche se ha dato un tocco di modernità a quell’inglese un bel po’ datato, sembra che i personaggi vengano da un’altra epoca nonostante gli abiti completamente moderni.

©Fabrizio Sansoni

Per quanto riguarda le voci, è difficile giudicare delle parti così nuove, mai intrepretate prima del 20 novembre 2021, però durante la serata si sono potute vedere delle personalità che sono spiccate più di altre. È estremamente importante, inoltre, una buona recitazione per dare al personaggio una certa autenticità, infatti né la scena né i costumi aiutano, essendo un allestimento moderno; questo si può notare da Cesare stesso, Clive Bayley, che indossa semplicemente un abito dal colore diverso dagli altri e quindi potrebbe apparire come un personaggio qualunque se non avesse dei movimenti autorevoli, una fermezza e una potenza nel timbro tali da far capire, senza nessuna spiegazione, che lui è l’uomo più potente di Roma. Nonostante sia un’opera senza un vero protagonista, Bayley lo è diventato.

Ad uno scalino al di sotto di Cesare troviamo i “fidati” Bruto e Cassio, rispettivamente Elliot Madore e Julian Hubbard. Il primo possiede un timbro così caldo e avvolgente che rappresenta bene la figura persuasiva di Bruto. Nel secondo atto fuoriesce particolarmente il suo turbamento interiore che comunica grazie alla musica e alla sua buona interpretazione; inoltre, è stato molto apprezzato dal pubblico, che gli ha tributato numerose ovazioni. Hubbard possiede un timbro squillante e la sinergia che vi era tra lui e Madore era palpabile ed è arrivata a chi era presente in sala. Marco Antonio, rappresentato da Dominic Sedwick, anche se afferma “I am no orator as Brutus is” (= “non sono un oratore pari a Bruto”), riesce a rapire tutti con il suo bellissimo timbro, sulla scena e in platea. Michael J. Scott è nei panni di Casca che spicca in particolare nel primo atto in cui dà al personaggio un’aria irrequieta e nervosa, grazie soprattutto alla sua recitazione convincente. Convincente è anche la breve comparsa di Ottavio (Alexander Sprague) al finale dell’opera, il quale ha un bel timbro fermo proprio come quello di Cesare. In un cast completamente al maschile spicca la figura di Calpurnia, moglie di Cesare, interpretata da Ruxandra Donose, la quale si fa valere sulla scena con il suo timbro potente e la sua presenza. Completano il cast Christopher Lemming (Marullo/Cinna), Christopher Gillett (Indovino/plebeo), Allen Boxer (Flavio/ Metello/plebeo), Scott Wilde (Decio/plebeo), Alessio Verna (servo di Cesare/Titino/plebeo). 

©Fabrizio Sansoni

Molto applaudito è anche il coro del Teatro dell’Opera di Roma, magistralmente preparato dal maestro Roberto Gabbiani. Sul podio invece vi è Daniele Gatti che sa accompagnare i cantanti dall’inizio al termine dell’opera e tiene viva l’attenzione del pubblico. L’opera, infatti, è attraversata da un’aurea d’ansia; ad esempio tutto il primo atto è permeato da un crescendo impercettibile fino agli ultimi minuti. Si tratta di una suspense a livelli cinematografici, in cui la musica da sola riesce addirittura a condizionare l’umore di chi ascolta.

In generale Julius Caesar è un’opera molto interessante, che ha portato a teatro tanti giovani incuriositi. Forse la scelta di metterla come spettacolo inaugurale non è stata la migliore ma probabilmente se fosse caduta all’interno del calendario non avrebbe avuto la stessa rilevanza e forse anche una certa storicità.


Roma, 27 novembre 2021

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