“L’arte ha sempre bisogno di nuovi soldati”: è una frase che una celebre cantante mi disse un giorno e che credo sia piena di significato, poiché quella che combattiamo ogni giorno attraverso la musica è una guerra contro la bruttezza, contro l’orrore del mondo che ci circonda, che solo grazie all’inafferrabile istante di vibrazione di una nota può scomparire. Per questo il reclutamento di nuove forze è necessario. In questi giorni abbiamo incontrato un giovane pronto a dare lustro al mondo dell’opera, una voce baritonale importante, che siamo sicuri sia di fronte ad un futuro luminoso. Lui è il baritono Gangsoon Kim, allievo di Bruna Baglioni e già reduce da brillanti successi in ruoli che vanno da Verdi al Verismo di Cavalleria Rusticana.

Com’è nato il tuo amore per il canto?

Fin da piccolo sono sempre stato affascinato dal canto e avevo il sogno di diventare cantante, ma al canto lirico mi ha avvicinato mio papà che era membro di un coro amatoriale. All’inizio, naturalmente, ho imitato il suo canto e sono stato ispirato da lui. Il canto ha veramente una grande energia positiva che affascina l’anima dell’uomo e consola gli uomini sofferenti. Per questo quando cantavo mi sentivo pienamente realizzato e felice mentre il pubblico era soddisfatto e felice del mio canto. Così la storia è iniziata e io ho iniziato a dedicarmi alla musica.

Raccontaci un po’ della tua formazione e delle tue esperienze in Italia.

Quando avevo 17 anni ho iniziato a studiare il canto lirico, ed ero considerato tenore. Dal primo maestro sono stato costretto a cantare come tenore spinto all’insaputa della tipologia  della mia voce. Avevo spesso dolore alla gola e la voce andava sempre peggio, ho rischiato di avere lesioni alle corde vocali. Dio mi ha aiutato e ho incontrato un altro maestro che si occupava principalmente di Belcanto. Con lui per parecchi anni mi sono concentrato a curare la mia voce che si è evoluta naturalmente a voce baritonale. Arrivato inn Italia sono stato molto fortunato ad incontrare la Signora Bruna Baglioni e a potermi perfezionare con lei. Io adoro la cultura italiana, l’opera è nata qui. Cantare l’opera nel suo paese originario per me è una grande fortuna e un onore, ha qualche significato speciale, vuol dire che io da straniero partecipo all’attività di sviluppare e mantenere l’arte operistica viva.

Quali sono le sensazioni dell’esperienza di studio con Bruna Baglioni?

La signora Baglioni insegna proprio il Belcanto che avevo sognato. Sono molto felice e fiero di studiare con lei. Imparo da lei non solo a cantare, ma anche a vivere la vita da artista.

Quali sono i tuoi consigli ai giovani che si avvicinano allo studio del canto lirico?

Come tutti sanno che per costruire lo strumento vocale serve pazienza, conoscenza e animo predisposto. Secondo me conoscere se stessi è molto importante in questa professione, chi sei, la tua voce, la tua tipologia e le tue caratteristiche vocali, fino a dove puoi arrivare, i tuoi pregi e i tuoi limiti.

Recentemente sei stato Alfio in Cavalleria rusticana al Festival del Belcanto di Turi: raccontaci quest’esperienza e la tua visione di questo personaggio


Quando mi hanno chiesto di fare il ruolo di Alfio ero agitato, perché non è facile interpretare un uomo siciliano tradito dalla moglie: bisogna interpretarlo con voce scura e furiosa, un’italianità molto forte e diversa dalla mia vera essenza, e aggiungo nel Sud Italia dove i sentimenti sono sempre più forti e vivi proprio come la sua terra, il suo sole e il suo mare. Avevo già interpretato il ruolo di Tonio in Pagliacci sempre in Puglia e in Basilicata (Teatro Stabile) dove ho vinto il ruolo al Concorso Ruggero Leoncavallo ed. 2019. Grazie alla mia prima esperienza verista qualche anno fa in queste terre meravigliose ho potuto formare molto del mio personaggio di Alfio. L’esperienza di Turi è stata bellissima. Sono stato felice di lavorare con colleghi artisti che hanno una grande passione per lo spettacolo. Per la scena di Alfio originariamente sarei dovuto uscire a cavallo di un asino, ma per ragioni di sicurezza hanno modificato la mia scena, così ero in piedi sul carro. Il regista Luciano Cannito è anche un coreografo e ha messo nella scena movimenti semplici ma eleganti e naturali. Il Direttore era il Maestro Ferdinando Redavid, ed è stato piacevole collaborare con lui e con l’Orchestra Metropolitana di Bari.

Quali sono i ruoli che speri di affrontare nel futuro?

Il conte di Luna nel Trovatore di Giuseppe Verdi. Quando sono abbattuto nella vita o triste,  io sento spesso Trovatore, perché mi ispira e incoraggia con l’energia dal profondo del cuore. Un altro è il ruolo di Rodrigo nel Don Carlo sempre di Giuseppe Verdi. Una vita che aiuta il prossimo è più degna di ogni altra cosa. Io amo il carattere di Rodrigo che è un uomo fedele, prova amore e compie un sacrificio. Nel mio futuro, aspettando ancora un po’ vorrei cantare anche Nabucco, re dell’antica Babilonia, prigioniero, re ravveduto che ha salvato il popolo giudaico. È un ruolo molto difficile tecnicamente ed interpretativamente: penso sia il ruolo di arrivo nella carriera di un baritono lirico spinto come sono io. Nell’ aria che io amo, “Dio di Giuda”, si capisce chiaramente e in maniera emozionante il ravvedimento del re.

Quali sono i tuoi modelli del passato e del presente?

I modelli del passato sono tanti, ma se devo scegliere sicuramente Piero Cappuccilli, Ettore Bastianini, Renato Bruson. Soprattutto adoro il conte di Luna di Piero Cappuccilli, come lui afferma il controllo della sua voce in acuto, con la sua tecnica perfetta esprime la musica in maniera meravigliosa e ben costruita. 

Grazie a Gangsoon Kim e In bocca al lupo!

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