Serata inaugurale in grande spolvero al Comunale di Bologna. Tra contesse in paillettes e personalità di spicco del mondo politico e imprenditoriale, Tosca convince e raccoglie 8 minuti di applausi

E’ una Prima attesa quella del Comunale di Bologna, quest’anno forse ancor di più per il rinnovato slancio con cui la principale istituzione teatrale del capoluogo si accinge ad affrontare la ripartenza (speriamo definitiva) dalla pandemia, con la nuova direzione musicale al femminile di Oksana Lyniv che tanto ha fatto parlare di sé in questi mesi. Una prima che come sempre si distingue anche per la nutrita schiera di personalità di spicco dei mondi economici, artistici e istituzionali presenti in sala. In questo frangente, la contemporanea elezione del Presidente della Repubblica ha, quest’anno, privato dell’evento la consueta partecipazione di senatori e deputati locali mentre non è mancata quella del Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi.

Al netto delle cronache mondane, delle sfavillanti paillettes e dei fotografi alla ricerca di principi e contesse, merita di essere raccontata, questa Tosca, messa in scena per l’occasione da Hugo de Ana, in triplice veste di regista, scenografo e costumista e con la direzione di Daniel Oren.

Lo spettacolo è di impronta “tradizionale” nell’ambientazione e riflette in modo assai evidente lo stile del regista, alla cui precedente edizione areniana si richiama nelle scene, dominate da elementi monumentali come un enorme crocifisso, alcune braccia e mani di statue barocche, due battenti di porte, qualche tela dipinta e imponenti fondali dipinti. Talvolta sospesi, talvolta appoggiati in maniera obliqua nello spazio scenico, vediamo questi grandi “simboli” del potere abbattersi letteralmente come dopo un crollo, atto dopo atto sulla scena, trasmettendo l’idea di un clima vertiginosamente cupo e violento. A rendere ulteriormente “tenebrosa” l’atmosfera è un sipario trasparente che rimane abbassato pressoché dall’inizio alla fine dell’opera.

Su un impianto che potremmo quindi definire tradizionale, anche il lavoro di regia vera e propria non si discosta troppo dai canoni cui siamo abituati ma, va detto, è sul personaggio di Scarpia e sul rapporto tra egli e Tosca che si apprezza maggiormente il lavoro, quasi cinematografico, di De Ana. Di grande effetto è in particolare la travolgente entrata del Barone sulla scena del primo atto.

©Andrea Ranzi/TCBO

L’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna è diretta per l’occasione dal Maestro Daniel Oren che con la grande esperienza di cui può fare vanto, sviscera e spreme la partitura fino al millesimo, riuscendo così a cogliere e valorizzare sfumature talvolta se non inedite, quantomeno inconsuete. Le dinamiche di colore, ma soprattutto ritmiche, si susseguono in una lettura appassionata e coinvolgente che non pecca di protagonismo ma si fonde saggiamente con il canto, non senza qualche imprecisione di coordinamento tra buca e orchestra dettata dalle poche prove fatte ma sempre prontamente risolte con sapienza. A voler essere sinceri, nel secondo atto, ove sono il continuo scambio di battute e la prevalenza di una situazione dialogica a farla da padrone, i tempi ci sono sembrati leggermente troppo lenti per sostenere la necessaria intensità drammatica, tranne che nella parentesi di “Vissi d’Arte”, di grande impatto emotivo.

Il cast vede nei panni della protagonista una beniamina del pubblico bolognese, Maria José Siri. Il soprano si distingue fin da subito per il timbro pieno ed omogeneo su tutti i registri, l’emissione solida, la tecnica sicura e una eccellente vena interpretativa, sostenuta da un buon fraseggio e una dizione chiara. Se nel primo atto le si potrebbe forse richiedere un po’ più di malizia, nel secondo e nel terzo la Siri vince e convince. “Vissi d’Arte” è cantata con intima e sentita emozione; la voce fluttua in un tutt’uno con lo splendido suono dell’orchestra, con cui sembra respirare insieme in un crescendo di intensità fino all’applauso finale che si fa caloroso e lungo, tanto da convincere ben presto l’artista e il Maestro a concedere un altrettanto riuscito bis.

A quanto pare però, nella serata che sancisce il “bis” della Presidenza della Repubblica per Sergio Mattarella, anche a Bologna sembrano averci preso gusto e così tocca a Roberto Aronica, nei panni di Mario Cavaradossi, replicare una seconda volta l’addio alla vita di “E lucevan le stelle”, cantato fin da subito con coinvolgente trasporto. Il tenore, a onor del vero, soddisfa le aspettative dall’inizio alla fine, con una voce che sembra avere anche aggiustato quelli che in altre occasioni ci erano parsi i suoi punti deboli nell’emissione. Questa volta possiamo dire che il tenore possiede un ottimo controllo dei propri mezzi e la capacità di fraseggiare con gusto e intelligenza, qualità che si uniscono ad una interpretazione appassionata.

©Andrea Ranzi/TCBO

Erwin Schrott veste i panni di Scarpia. Sin dalla travolgente ed esplosiva entrata in scena, è chiaro come le cifre principali di questo artista siano una voce dal volume e dal corpo impressionanti, e una personalità vulcanica. Due qualità che messe al servizio di un personaggio come quello del Barone non possono che fare molto, soprattutto se vi si aggiunge una sana dose di sadica seduzione, data dalla presenza scenica e da una spiccata espressività scenica. A rendere completo questo Scarpia è mancata solo una maggiore attenzione al solfeggio e al testo del libretto, con qualche dimenticanza di troppo.

Lontano da rappresentazioni macchiettistiche ed efficace nel cantare, Nicolò Ceriani ha vestito i panni di un apprezzato Sagrestano, così come apprezzato è stato l’Angelotti di Christian Barone. Hanno completato il cast Bruno Lazzaretti, uno Spoletta corretto, Tong Liu, giovane Sciarrone dalla voce interessante e proveniente dalla Scuola dell’Opera del TCBO, Raffaele Costantini (Carceriere) e Francesca Pucci (Pastorello).

Positiva la prova del Coro del Teatro Comunale, diretto da Gea Garatti Ansini, delle voci bianche preparate da Alhambra Superchi e della Scuola di Teatro Alessandra Galante Garrone.

Vivo e caloroso successo, suggellato dai due bis e da otto minuti di applausi al termine, in una sala gremita e coinvolta.

Bologna, 29 gennaio 2021

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