Al Teatro dell’Opera di Roma è stata messa in scena una “Turandot” decisamente particolare, dalla scelta di non proseguire l’opera dopo la morte di Liù (ossia dove Puccini si era fermato) alla messa in scena vera a propria da parte di Ai Weiwei. Sulla scena, infatti, si vedono coniugate tradizione e innovazione: mentre sullo sfondo venivano proiettate delle scene di ciò che succede nel mondo ogni giorno (con particolare riferimento alla Cina), alcuni costumi ricordano gli abiti tradizionali cinesi. Lo stesso Weiwei afferma di aver aggiunto questi video “per infondere nuova linfa all’opera, in modo da coniugare una visione estetica più tradizionale a un linguaggio nuovo”; in alcuni momenti la scena può apparire caotica ma non si distoglie mai l’attenzione dalla musica e dagli interpreti.

Sul podio si trova Oksana Lyniv che è riuscita a trasmettere, insieme all’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, tutta la potenza di quest’opera accompagnando i cantanti senza mai sovrastarli.

©Fabrizio Sansoni/TOR

Per quanto riguarda le voci, il cast di interpreti è molto omogeneo ma tra tutti spicca Francesca Dotto, nei panni di Liù, che ha ricevuto un gran numero di ovazioni a fine serata. Rende perfettamente l’umiltà di Liù trasmettendo, attraverso le sfumature della sua voce e dei pianissimo meravigliosi, tutte le emozioni che la giovane prova.

Nel ruolo della principessa di ghiaccio c’è Oksana Dyka, la quale ha una voce bella e molto potente che riesce a sovrastare tutti; nonostante ciò, riesce a controllare la voce con precisione, interpretando una Turandot imponente.
Calaf è interpretato da Michael Fabiano, il quale rappresenta il principe in maniera estremamente passionale catturando il pubblico romano con il suo timbro affascinante.
Un’importante menzione va a Ping, Pang, Pong rispettivamente Alessio Verna, Enrico Iviglia e Pietro Picone i quali giocano tra di loro, ballano e danno una parvenza di gioia nonostante domini effettivamente un alone di morte come cantano loro stessi all’inizio del loro terzetto “siam pronti ad ogni evento: se lo straniero vince, per le nozze e s’egli perde, pel seppellimento”.


All’altezza del cast vi sono infine il bravissimo Antonio di Matteo nei panni di Timur, Rodrigo Ortiz (l’imperatore), Andrii Ganchuk (un mandarino), la presenza teatrale fondamentale di Chao Hsin (il principe di Persia) che si vedrà danzare più volte durante il corso dell’opera e Giuseppe Ruggiero che dona la voce al principe.

A questo splendido cast si aggiunge il Coro del Teatro dell’Opera di Roma con la partecipazione della Scuola di Canto Corale, magistralmente preparati dal Maestro Roberto Gabbiani.

Nel complesso è stato molto interessante poter vedere come la Turandot si sia prestata così bene per accogliere elementi più contemporanei, che però allo stesso tempo non hanno messo da parte la cosiddetta “tradizione”, facendo comprendere come possano essere attuali le tematiche dell’opera. Sicuramente la regia e i costumi di Weiwei sono stati l’elemento più intrigante di tutta la serata.

Roma, 26 marzo 2022

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