Il pubblico triestino ama follemente la musica di Giacomo Puccini e anche in questa occasione questo amore viscerale ha dato i suoi frutti. Numerosissimo il pubblico che ha seguito questa produzione, riempiendo il teatro Verdi in ogni ordine di posti. Tosca ritorna a Trieste con un cast di grande rilievo: Maria José Siri nel ruolo di Tosca, Mikheil Sheshaberidze in quello di Mario Cavaradossi, Alfredo Daza nel ruolo del barone Scarpia, Cristian Saitta in quello di Angelotti.  Hugo De Ana disegna scene, costumi e regia. La compagnia di canto è ben disposta sul palcoscenico, con movimenti sicuri e costumi di stampo classico. Le scene d’assieme invece, secondo chi scrive, risultano troppo poco ”pucciniane”. Nella scena della sacrestia, ad esempio, (con l’ottimo coro delle voci bianche) è mancato il clima festoso e nella chiusura del primo atto il Te Deum è sembrato scorrere in sordina.

De Ana in questa produzione utilizza anche delle video proiezioni che in alcuni momenti hanno appesantito l’azione scenica (inizio del terzo atto). I costumi sono ottimi, curati in ogni dettaglio e ben inseriti nell’ambientazione storica. Le Luci di Valerio Alfieri riescono a valorizzare i momenti più importanti dell’opera e non risultano mai banali. Sul podio il maestro Christopher Franklin, che sceglie una lettura troppo poco sentita, in cui è mancato fortemente il carattere passionale e in cui spesso le dinamiche sono risultate poco presenti. Il coro della Fondazione, guidato da Paolo Longo, si presenta perfetto all’appuntamento; compattezza vocale e sonorità chiara hanno contraddistinto tutta la performance. Il coro di voci bianche I Piccoli Cantori della città di Trieste sono una certezza: ogni qualvolta la partitura lo preveda non falliscono mai, merito anche dell’ottima Maestra Cristina Semeraro. Maria Jose Siri interpreta una Tosca innamorata e gelosa; buona la sua presenza scenica, mentre quella vocale è meno bilanciata in alcuni momenti. Mikheil Sheshaberidze veste un Cavaradossi buono sotto ogni aspetto, con un ottimo “E Lucevan le stelle”. Alfredo Daza disegna uno Scarpia severo e onnipotente; buono il primo atto, ma decisamente meglio il finale del secondo atto. 

Cristian Saitta (Angelotti), visto a Trieste nel mese di gennaio in Amorosa Presenza, è una splendida conferma, riuscendo a convincere sotto ogni aspetto, sia quello vocale che quello attoriale. Ben si sono disimpegnati nelle loro parti Motoharu Takei (Spoletta), Min Kim (Sciarrone) e Giuliano Pelizon (Un carceriere). Ottima la giovane Isabella Bisiacchi, che ha interpretato le vesti del pastorello; una buona vocalità piena e il giusto carattere hanno ben delineato il personaggio. L’orchestra della Fondazione si presenta puntuale all’appuntamento pucciniano e segue il direttore Franklin in ogni sua indicazione. Ottimi i violoncelli nel celebre sestetto del terzo atto. Una produzione che ha lasciato un po’ l’amaro in bocca a chi conosce la partitura nel dettaglio. Una lettura funzionale sotto ogni aspetto. 

Trieste, 5 Marzo 2022

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