Dopo la forma di concerto diffusa in diretta streaming lo scorso anno, in piena pandemia e con i teatri chiusi, I Puritani di Vincenzo Bellini tornano al Costanzi sotto la bacchetta di Roberto Abbado in un allestimento curato da Andrea De Rosa. La serata è stata senz’altro un successo, seppur non trionfale. A spiccare è stato il cast vocale, guidato dal maestro Abbado, mentre invece alla regia è stata indirizzata qualche timida contestazione agli applausi finali.
Lo spettacolo pensato da De Rosa è in linea generale ben congegnato. La vicenda è trasposta in un ambiente novecentesco, ciò si evince dai costumi di Mariano Tufano, che andavano a sottolineare il rigore e la compostezza dei Puritani; le scene di Nicolas Bovey, invece, erano più che altro dei non luoghi, caratteristica che si è potuto già osservare nelle altre regie di De Rosa qui a Roma (si pensi alla Bolena del 2018 e alla Stuarda del 2017), illuminate ed animate dai personaggi e dalle luci di Pasquale Mari. Alcuni elementi della regia sono stati sicuramente interessanti, su tutti l’idea della cecità di Elvira rappresentante la follia. Nel momento in cui ella scopre il tradimento, falso, di Arturo, si fa del male e le viene messa una benda che verrà tolta solo nell’incontro con Arturo nel terzo atto. Altro elemento interessante è il velo nuziale, già elemento di unione fra Arturo ed Elvira nella cavatina di lui, diventa poi il pretesto per la fuga di Enrichetta e, infine, camicia di forza di una Elvira oramai fuori di senno.
Passando al cast vocale, si parlerà innanzitutto del ruolo del titolo, I Puritani, ossia il coro. La performance del coro del Teatro dell’opera di Roma è stata infatti pregevolissima e per questo al maestro Roberto Gabbiani va tutto il plauso del caso.

©Fabrizio Sansoni/Teatro dell’Opera di Roma

Il cast, va sottolineato, era piuttosto omogeneo ed equilibrato. Dominatrice assoluta della serata è stata l’Elvira di Jessica Pratt. Nota belcantista, protagonista nella già citata versione in streaming, ha disegnato Elvira come la giovane quindicenne che è. Scenicamente coinvolgente, vocalmente sorprendente nel registro acuto e sovracuto. In particolare la grande scena del secondo atto è stata premiata con un lungo applauso a scena aperta, uno dei pochi della serata. Arturo era interpretato da John Osborn. Calda voce di tenore lirico e veterano nel ruolo ha affrontato i perigli del ruolo di Arturo in maniera impavida. Lodevoli i Do# della cavatina, mentre nella sortita del terzo atto, omette per comprensibile prudenza il Fa sovracuto.
Sir Riccardo Forth era interpretato da Franco Vassallo. Ha dato prova durante la serata di notevole volume ed estensione. Sir Giorgio Valton era Nicola Ulivieri, scenicamente statuario, vocalmente si è apprezzato il timbro vocale e l’eleganza del porgere la frase, vera cifra del canto belliniano. Completano il cast il Lord Gualtiero Valton di Roberto Lorenzi, il Sir Bruno Roberton di Rodrigo Ortiz e la Enrichetta di Francia di Irene Savignano, di quest’ultima si sono piacevolmente apprezzate le caratteristiche vocali e il piglio interpretativo.

©Fabrizio Sansoni/Teatro dell’Opera di Roma


Infine, lode alla direzione attenta e minuziosa di Roberto Abbado, il quale ha permesso all’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma di usare una vasta gamma di colori e dinamiche. Si è inoltre apprezzata anche la scelta di non eseguire tagli, permettendo al pubblico di fruire dell’opera integralmente.

Roma, 19 aprile 2022

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