Il Teatro La Fenice ha riaccolto nelle sue braccia di tempio verdiano uno dei titoli più fiammeggianti del catalogo del Cigno di Busseto, I Lombardi alla prima crociata, eseguita sul massimo palcoscenico veneziano solo una volta nel 1843, che inoltre approdavano in laguna con la prima esecuzione assoluta dell’edizione critica curata da David R.B. Kimbell. Questo rappresentava il motivo d’interesse maggiore di questa occasione, andata per il resto quasi sprecata, non riuscendo ad aggiungere nulla al percorso storico dell’interpretazione del teatro verdiano.

Il demerito maggiore era appunto della messinscena firmata da Valentino Villa, il quale pareva non aver colto l’essenza della drammaturgia del libretto di Temistocle Solera, che non spicca per approfondimento psicologico, ma che ha dei suoi tratti teatrali che meritano ben altro rilievo. Può funzionare il minimalismo delle scene di Massimo Checchetto, tranne alcuni momenti in cui l’effetto diorama biblico natalizio è dietro l’angolo, (non si può perdonare l’inestetismo e l’annientante piattezza dei costumi di Elena Cicorella), ma è la totale mancanza di idee a lasciare spiazzati e confusi. L’unica idea (per giunta a nostro parere un “tantino” razzista) è quella del negozio di alimentari/kebabbaro del finale, a cui i crociati danno assalto. Non commentiamo oltre.

Fondazione Teatro La Fenice I lombardi alla prima crociata Direttore Sebastiano Rolli Regia Valentino Villa Scene Massimo Checchetto Photo ©Michele Crosera

Fortunatamente dal punto di vista musicale abbiamo avuto l’opera verdiana in un’ottima esecuzione, grazie prima di tutto al Maestro Sebastiano Rolli, che alla guida dell’Orchestra della Fenice restituisce tutto il cuore di questo capolavoro del Primo Verdi, dalla spiritualità spiccata di alcune pagine sia solistiche che corali, che il furore incendiario di altri momenti. Il Maestro Rolli, che meriterebbe ben altra considerazione all’interno dei cartelloni italiani e non solo, si conferma musicista moderno ma con una sensibilità “antica” (ci si passi la definizione) per le voci e le loro esigenze, non sovrastando mai il palcoscenico anche nei momenti più accesi. Magnifica anche la prova del coro diretto dal M° Alfonso Caiani.

Il cast è dominato dal Pagano di Michele Pertusi, davanti al quale non si sa più cosa dire, per la preziosità di un canto che imperniato sulla perfezione tecnica plasmata sull’espressione sempre sentita e vibrante. Ogni suo momento è una lectio magistralis di cosa sia l’autentico Belcanto verdiano.

Si difende con onore anche la Giselda di Roberta Mantegna, vocalità che regge caparbiamente alle impegnative richieste del ruolo, lanciandosi con coraggio (nonostante qualche asperità in zona acuta) sulla coloratura drammatica del finale II atto e la polacca “Non fu sogno!” del IV atto, gestendo adeguatamente i tanti sbalzi di questa tessitura impervia, risultando abbastanza convincente anche nei cantabili in cui il canto si deve fare alato e purissimo. Non sappiamo quanto questo repertorio così estremo possa giovare a lungo termine ad una vocalità che ci pare più adatta a ruoli più lirici. Accanto a lei ben figurano sia l’Oronte di Antonio Poli, dotato di voce schiettamente tenorile e adeguato trasporto che l’Arvino di Antonio Corianò.

Fondazione Teatro La Fenice I lombardi alla prima crociata Direttore Sebastiano Rolli Regia Valentino Villa Scene Massimo Checchetto Photo ©Michele Crosera

Le parti di fianco si mostrano lussuosissime, a partire dall’autorevole Mattia Denti (Pirro), l’efficientissimo Christian Collia (Un priore della città di Milano), Adolfo Corrado (Acciano) e le giovani voci di Marianna Mappa (Viclinda) e Barbara Massaro (Sofia), tutti in grado di mettersi in luce ed emergere sia scenicamente che musicalmente.

Per ora i Lombardi rimangono tra le note della partitura e nella buca della magnifica orchestra veneziana. Un bersaglio centrato a metà, succede.

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