Trieste – Le opere di Giuseppe Verdi a Trieste sono sempre molto amate e lo conferma anche questo allestimento di Rigoletto. Assente in città dal 2016 dove inaugurò la stagione lirica, Rigoletto torna in una nuova produzione a cura della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi. Il dramma verdiano è stato ben disegnato da Eric Chevalier che con astuzia progetta una scenografia in grado di inglobare modernità e tradizione: molto curate le videoproiezioni che simulano lo scorrere del tempo. Registicamente lo spettacolo è ben equilibrato, i movimenti scenici riescono a sfruttare al massimo tutto lo spazio disponibile: intelligente la costruzione di una parete su piattaforma girevole utile a separare gli ambienti. I costumi curati da Giada Masi sono perfettamente in linea con la collocazione storica dell’allestimento. Carlos Cardoso veste un Duca di Mantova chiaro sotto ogni aspetto: dalla voce piena e limpida, cura la sua performance con attenzione. Buona l’esecuzione di “La donna è mobile…”, rappresentando una voce che per chi scrive merita di essere riproposta anche nelle prossime stagioni. Rigoletto nell’interpretazione di Stefano Meo è molto curato sia scenicamente che vocalmente: si segnala l’ottima pronuncia e molto appassionato tutto il finale dell’atto terzo. Ruth Iniesta non ha bisogno di grandi parole, la sua voce è amata a Trieste e lei ricambia tutto l’affetto con tecnica sopraffina e leggerezza vocale, ogni suo impervio acuto risulta pieno di naturalezza.

Cristian Saitta interpreta un malvagio Sparafucile: grazie alla sua grande sicurezza vocale e scenica, la sua interpretazione convince sin dalla prima nota. Anastasia Boldyreva dipinge una Maddalena follemente innamorata del Duca di Mantova, molto persuasiva sotto l’aspetto vocale avendo una voce piena in ogni registro, pur con una certa freddezza interpretativa. Rocco Cavalluzzi negli abiti di Monterone conferma le sue abilità sceniche. Buone le restanti parti di fianco ricoperte da Damiano Locatelli, Rinako Hara, Dario Sebastiano Pometti, Dario Giorglè e Kimika Yamagiva.

Il Maestro Paolo Longo ben prepara il coro maschile: buona la vocalità in ogni scena d’insieme. Ogni sezione della compagine corale risulta perfettamente distinguibile grazie a un ottimo lavoro da parte del maestro del coro. Il Maestro Valentina Peleggi regala un’interpretazione limpida dove ogni equilibrio è ben sottolineato: eccellenti gli archi, che rispondono in modo superbo a un gesto chiaro e inequivocabile. Peleggi ha ben guidato i tre atti con grande maestria riuscendo a definire i colori di ogni sezione orchestrale in modo molto nitido. Si segnalano gli ottoni per il preludio, il primo violino solo e il cimbasso per l’ottima qualità timbrica e sonora.

Numerosi e scroscianti applausi a fine recita. Si replica fino al 14 maggio.

Trieste, 7 maggio 2022

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