Col ritorno del Teatro Regio presso il Cortile di Palazzo Arsenale, l’estate torinese riscopre un angolo musicale di prim’ordine. Il Regio Opera Festival, giunto quest’anno alla seconda edizione, si arricchisce di una varietà di genere sensibilmente più spiccata rispetto al 2021, confermando la stimabile propensione a rivolgersi a un pubblico tendenzialmente giovane e nuovo, una sorta di trampolino di lancio per la stagione vera e propria che riprenderà in autunno presso la sede di Piazza Castello. Quest’anno l’inaugurazione è stata affidata alla Cavalleria Rusticana già collaudata di Gabriele Lavia e qui ripresa da Anna Maria Bruzzese.

L’impianto scenico, di matrice cupa e suggestiva, è dominato da un paesaggio lavico che dialoga con un infuocato tappeto floreale: una produzione che evita il rischio della banalità folkloristica e offre allo spettatore lo spaccato di una Sicilia concreta e sincera. 

©Andrea Macchia

Il dramma è condotto dalla bacchetta di Francesco Ivan Ciampa e gode di un’orchestrazione sensibilmente curata; della sua direzione si apprezzano sicuramente la consapevolezza della misura e le ombre “veriste” con le quali costruisce una lettura dinamica ma mai sfuggevole. I momenti di lirismo sono posti in risalto con assoluta coerenza e inaspettata freschezza d’ascolto, motivata sicuramente dalla nitidezza del proprio lavoro. 

Questa nitidezza si riscontra anche nella prova offerta dalle voci, a cominciare dalla Santuzza di Anastasia Boldyreva di cui si apprezza un timbro caldo e vellutato, accompagnato da una lodevole facilità e morbidezza di emissione. Le manca forse solo una quadratura più centrata del personaggio. Più che apprezzata è stata anche la resa di Marco Berti nel ruolo Turiddu, in cui sostituiva il previsto Stefano La Colla. La brillantezza e freschezza del timbro, unite ad una maturità tecnica qui posta in risalto, hanno fatto di questo Turiddu un riferimento indiscusso. L’Alfio di Misha Kira, infine, mostra qualche difficoltà di emissione in acuto ma risulta ben cantato e interpretativamente centrato. Bene anche la Lola di Valeria Girardello e la mamma Lucia di Agostina Smimmero. 

Lo spettacolo si conclude con un successo festoso e accende nuovamente i riflettori sull’impegno del Teatro Regio nella scoperta degli spazi della Torino ritrovata.

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