La stagione lirica del Teatro Verdi di Trieste si sta avviando verso la sua conclusione. Questa volta la Fondazione triestina propone al proprio pubblico due opere nella stessa serata con un accostamento alquanto singolare: troviamo Pagliacci, opera di Ruggero Leoncavallo che manca da Trieste dal 2003, affiancata a Al Mulino di Ottorino Respighi in prima esecuzione mondiale.
Pagliacci, come dichiarato dal regista Victor Garcia Sierra, ha l’intento di mostrare come il calore e il colore che si vivono quotidianamente spesso non siano ciò che sembrano: tutto cambia e si trasforma, e dietro l’allegria si può celare una grande sofferenza. L’allegria in questo allestimento è sicuramente offerta dai costumi dai colori brillanti curati da Giada Masi, dalle variopinte scenografie di Paolo Vitale e dall’impianto luci di Stefano Gorreri.

La direzione del Maestro Valerio Galli si è dimostrata sempre molto attenta e fine: il volume dell’orchestra, in ottima sintonia con il direttore, non è mai stato eccessivo, ma anzi molto ben controllato. Il gesto di Galli, molto contenuto e mai sopra le righe, ha messo in risalto le ottime qualità dell’orchestra e dei cantanti.
Valeria Sepe, al debutto presso il Teatro Verdi, presenta una Nedda tecnicamente molto pulita, sicura in tutti i registri, passando dall’acuto al grave con grande disinvoltura. Anche scenicamente, Sepe era decisamente “dentro la parte”.
Amadi Lagha si dimostra ottimo nel ruolo di Canio grazie a una grande tecnica vocale e grandi capacità sceniche, evidenti soprattutto nel finale in cui riesce a fare sì che lo spettatore non stacchi mai gli occhi dal palcoscenico.


Devid Cecconi è una garanzia per il Verdi, e anche questa volta non si smentisce. Già dal Prologo si capisce bene di che pasta sia fatto, e per l’intero spettacolo dimostra di sapersi destreggiare al meglio scenicamente e vocalmente. Blagoj Nacoski presenta un timbro decisamente adatto per il ruolo di Peppe. Nella Commedia, tuttavia, la sua posizione sopraelevata rispetto al palco non gli permette di esprimersi al meglio nel suo ruolo di Arlecchino. Min Kim, nel ruolo di Silvio, presenta una buona padronanza di tutti i registri, oltre a un’ottima pronuncia dell’italiano.
Ottima prova anche per il Coro della Fondazione, preparato dal Maestro Paolo Longo, e dei Piccoli Cantori della Città di Trieste guidati dal Maestro Cristina Semeraro.
L’intera compagnia artistica ha ricevuto una pioggia di applausi da parte di un pubblico molto caloroso.

Si passa quindi alla prima esecuzione mondiale di Al Mulino, composta da Ottorino Respighi ma rimasta incompiuta, e quindi ricostruita e sapientemente orchestrata da Paolo Rosato, come spiegato nel libretto di sala. È in questo caso doveroso spiegare brevemente la vicenda, che si svolge in Russia all’inizio del Novecento. Anatolio, padre padrone, maltratta la giovane figlia Aniuska, la quale si innamora di Sergio, un ribelle oppositore del regime zarista. Fuggendo dai soldati, Sergio riceve aiuto da Aniuska, che lo aiuta a nascondersi nel mulino. Nicola, un operaio segretamente innamorato di Aniuska, rivela tuttavia ai soldati il nascondiglio di Sergio. Aniuska, vedendo che tutto è perduto, tirando una catena fa irrompere l’acqua nel canale dove si trovano Sergio, Nicola e l’ufficiale: i tre muoiono trascinati dalla corrente.


Il regista Daniele Piscopo ha curato anche le scene e i costumi: l’insieme presenta toni molto cupi e tetri, in netto contrasto con quanto visto prima in “Pagliacci”. La partitura, in tutta la sua oscurità e minacciosità, è stata ben diretta dal Maestro Fabrizio Da Ros, in buona sintonia con un’orchestra nuovamente brillante. Tuttavia, nonostante i volumi dell’orchestra fossero ben calibrati, le voci dei cantanti sono giunte al pubblico in modo molto meno nitido, come se tra il palcoscenico e la buca ci fosse una barriera che impediva al suono di raggiungere gli spettatori, costringendo i cantanti a faticare il doppio.
Afag Abbasova-Budagova Nurahmed, al debutto a Trieste, porta in scena una Aniuska capace dal lato scenico, emotivamente partecipe ma vocalmente forse troppo esile.
Il Nicola di Domenico Balzani è caratterizzato da una buona presenza scenica e da un notevole uso del proprio strumento. Blagoj Nacoski e Min Kim sono nuovamente sul palcoscenico: entrambi giusti per i loro ruoli, si riconfermano le opinioni espresse per Pagliacci.
Buone esecuzioni anche per Cristian Saitta (Pope), Anna Evtekhova (Maria) e Giuliano Pelizon (Soldato). Decisamente da segnalare Francesco Cortese nella parte tenorile del “Solo”. Anche per il Coro si riconferma quanto scritto in precedenza.
Al termine di una lunga serata, numerosi applausi anche per questa nuova produzione.
Si replica fino al 18 giugno.

Trieste, 10 giugno 2022

Un pensiero riguardo “PAGLIACCI E AL MULINO: UNA STRANA COPPIA IN SCENA A TRIESTE

  1. L’ha ripubblicato su Canto della Cornacchiae ha commentato:

    Nuovo appuntamento con la Cornacchia che fa cose. Dopo aver dovuto saltare Rigoletto (mannaggia), sono tornata al Teatro Verdi di Trieste, dove ormai sono di casa, per recensire Pagliacci & Al Mulino. Lo spettacolo è in scena ancora fino al 18 giugno. Se a qualcuno di voi può interessare, enjoy!

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