Abbiamo rincontrato Antonio Poli dopo un po’ di tempo, e l’abbiamo ritrovato tra una pausa e l’altra delle prove di Tosca allo Sferisterio di Macerata, dove è al debutto nel ruolo di Cavaradossi, un ruolo che apre ad un nuovo sviluppo nel repertorio del tenore, che lo porterà nei prossimi mesi anche ad affrontare per la prima volta Manrico nel Trovatore alla Fenice di Venezia.

Antonio, con l’ultima intervista fatta insieme abbandonavi il ruolo di Tamino verso un altro repertorio. In occasione di queste quattro chiacchiere parleremo proprio dei ruoli che affronterai prossimamente che strizzano l’occhio al repertorio cosiddetto “lirico-drammatico”. Quali sono, allora, i prossimi debutti?

I miei prossimi debutti imminenti saranno Cavaradossi in Tosca allo Sferisterio di Macerata, Manrico nel Trovatore alla Fenice di Venezia e Faust nel Mefistofele di Boito a Piacenza e Modena. Tre ruoli a me cari che non vedo l’ora di interpretare.

I ruoli che hai recentemente cantato, penso a Rodolfo in Luisa Miller e Arvino ne I lombardi, sono stati una preparazione a questo passaggio di repertorio?


Sicuramente passare da Tamino a Rodolfo in Luisa Miller o Oronte in Lombardi è stato un bel traguardo. Non credo siano stati tanto i ruoli, quanto uno studio tecnico corretto e un’evoluzione naturale della voce verso un repertorio più lirico. Credo fermamente che lo studio possa solamente migliorare e potenziare il tuo strumento e a volte aiutarti a spingerti verso i tuoi limiti ma sei un tenore lirico leggero non puoi diventare uno spinto o viceversa. Io ho avuto sempre una natura da tenore lirico che con gli anni andrà sempre di più sul lirico pieno. Credo sia importantissimo assecondare quello che la tua voce ti consiglia di fare. Sicuramente le tantissime recite di Traviata e Rigoletto mi hanno portato pian piano. Ad affrontare un Verdi piu pieno e drammatico, ma è importantissimo ricordarsi e ricordare che senza uno studio adeguato e costante, un ascolto di sé stessi, continua curiosità e voglia di migliorarsi, non si va da nessuna parte.

Parlaci di Manrico, qual è la tua visione del personaggio e quali sono secondo te le sfide vocali del ruolo.

Manrico è un gran bel personaggio con anelito profondo alla libertà e alla giustizia.
Come sappiamo la trama di Trovatore è alquanto controversa anche a noi addetti ai lavori e ricca di varie interpretazioni. Vocalmente il ruolo è stupendo, Verdi secondo me supera se stesso e regala all’interprete pagine memorabili.
Pensiamo alla serenata iniziale “Deserto sulla terra”, o “Ah si ben mio”, veri e propri canti d’amore. La parte è ardua perché sembra molto drammatica, ma troviamo sovente piani pianissimi e mezze voci. Se rispettiamo lo spartito e quello che Verdi scrive, Manrico non diventa più un ruolo puramente eroico, ma efficacemente romantico.
Son convinto che i ruoli del Duca di Mantova, di Alfredo in Traviata e Manrico in Trovatore siano stati scritti perla stessa tipologia di tenore.

Altro grande ruolo della tradizione lirico-drammatica è Cavaradossi, come lo vedi?

Con Cavaradossi ci inoltriamo in una parte quasi verista anche preferisco una vocalità più lirica che drammatica per questo ruolo.
Cavaradossi un rivoluzionario che inneggia alla libertà; un personaggio molto coraggioso se pensiamo che nel primo atto, non teme un attimo la morte pur di aiutare Angelotti a fuggire e a salvarsi.
E il coraggio si manifesta a tutto tondo nei duetti con Tosca. Nonostante lei mostri una gelosia quasi paranoica, lui non si scontra mai, ma cerca sempre parole d’amore pur di farla sentire al sicuro.


Noti grandi differenze vocali far la musica verdiana e quella pucciniana?

Si ci sono differenze tra la vocalità verdiana e pucciniana. A parer mio bisogna arrivare a Puccini quando si è sicuri dei propri mezzi perché quando canti questi ruoli sei “costretto” a dare tutto il tuo cuore, la tua anima e devi saperlo fare con intelligenza ed esperienza, oltre che sapere tecnicamente come affrontare il Verismo senza mettere in pericolo la tua voce. Verdi invece scrive per le voci, lui ti insegna a cantare (non Mozart come tanti dicono).

Hai ancora un ruolo che vedi lontano e che rappresenta un tuo “sogno nel cassetto”?

Potrei farti un elenco infinito ma sicuramente Aida e Don Carlo sono i ruoli che vorrei interpretare in futuro. Il sogno di tutti i tenori penso sia l’Otello di Verdi, anche io personalmente sogno Andrea Chenier.

In conclusione, quali sono i ruoli del “vecchio repertorio” che continuerai a cantare?


Vorrei continuare a cantare sicuramente Rigoletto, Elisir d’amore e qualche Mozart per far si che la mia voce possa sempre trovare il suo equilibrio. Certo è che se sarà venuto il momento di abbandonarli lo farò, ma spero non succeda mai.

Grazie ad Antonio Poli e In bocca al lupo!

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