ELENA MOSUC: PRIMADONNA DEL BELCANTO

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©Brescia-Amisano/Teatro alla Scala

Dopo la sua esibizione nei panni della Mimì de La Bohème al Teatro San Carlo lo scorso gennaio, Elena Mosuc ha risposto ad alcune domande che le abbiamo rivolto. Il soprano di origine rumena, oltre ad anticiparci i suoi prossimi impegni, ci ha raccontato la sua esperienza al Massimo napoletano e le emozioni suscitate dall’opera di Puccini e dalla sua grande protagonista, Mimì. L’interpretazione magistrale di questo personaggio dolce non solo ha fatto sognare il pubblico del San Carlo ma ha anche rivelato ancora una volta le caratteristiche vocali della Mosuc, particolarità che la distinguono da tanti altri cantanti e la rendono una vera fuoriclasse…

Qual è la gioia di essere tornata a cantare in Italia?
Ogni volta che torno in Italia, la patria del canto e dell’opera, mi sento rinascere. E non lo dico così per dire: in Italia si respira e si vive in un altro modo. Italia è sinonimo di vitalità, gioia e libertà. Qui si vive in maniera diversa e apprezzata in tutto il mondo. Quando ritorno in Italia e incontro gli amici e le persone con le quali ho già lavorato, mi sento come in famiglia.

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©IMMAGINA/StudioFascicolo

Quali sono le emozioni che ha provato al Teatro San Carlo?
È uno dei teatri più grandi e più belli del mondo. So di essere una donna fortunata: la mia voce, un dono di Dio che ringrazio ogni giorno, mi ha permesso di esibirmi in questo spazio magico. Essere una cantante è la cosa più bella del mondo! Se potessi nascere di nuovo, rifarei tutto per diventare una cantante lirica (o meglio, un bravissimo tenore!). Come posso non emozionarmi in questo mondo di velluto rosso e candelabri lucenti? Al Teatro San Carlo ho avuto la possibilità di cantare e recitare su un palcoscenico bellissimo e con un’acustica meravigliosa, di lavorare in un ambiente che non si può paragonare con nessun altro (noi cantanti siamo molto sensibili a questi dettagli). Il Teatro San Carlo è un simbolo per l’Italia: è il teatro della città di Caruso!

ghQuello di Mimì è un ruolo diverso rispetto ai suoi cimenti belcantistici… ci racconti della “sua” Mimí. 
Sì, io sono una “specialista” del Belcanto. Anche se all’inizio della mia carriera ho provato un po’ di tutto, alla fine ho capito che quello del Belcanto è lo stile nel quale mi identifico di più, il più difficile e il più interessante per una cantante. All’inizio ho cantato molto Mozart, mi ha fatto molto bene e ho avuto la fortuna di incominciare a Monaco e poi a Zurigo con il più grande direttore di orchestra per l’esecuzione di Mozart, Nikolaus Harnoncourt, un passo decisivo per la mia carriera di giovane cantante. Sin dall’inizio ho lavorato con tutti i grandi direttori di orchestra del mondo (Sir Colin Davis, Nello Santi, Christoph von Dohnànyi, Evelino Pidò, Bertrand de Billy, Valéry Gergiev, Carlo Franci, Maurizio Arena, Daniel Oren, Bertrand de Billy, Lorin Maazel). Ho lavorato con colleghi famosi (Nucci, Hampson, Araiza, Freni, Ricciarelli, Ghiaurov, Shicoff, Alvarez, Zancanaro, Dessi, Gasdia, Domingo, Carreras, Kraus) e grandi registi (Zeffirelli, Cavani, Martone, McVickar, Bechtolf, Kusej). Mi sono preparata sempre con pianisti fantastici e ho studiato molto la vera tecnica italiana di canto con Mildela D’Amico. A Zurigo mi sono perfezionata con il Maestro Ion Buzea, grande tenore rumeno che ha cantato in tutto il mondo. In questi giorni ho lavorato con lui alla Norma e a Il trovatore, migliorando la tecnica e l’interpretazione. Per me è importante sottolineare questi aspetti per dimostrare che mi sono preparata sempre con grande serietà.

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©Marcello Orselli/Teatro Carlo Felice Genova

Certo, sono molto fortunata, perché ancora dopo 28 anni di carriera posso cantare non solo un fa sovracuto (emesso più di 250 volte nel ruolo della Regina della Notte), ma anche con facilità i ruoli di Lucia e Violetta e quelli ai quali mi rivolgo di più in questo momento (Trilogia Tudor di Donizetti, Medora, Alice Ford, Norma, Desdemona, Luisa Miller e Leonora) senza nessuna traccia del tempo passato. Quello di Mimì è un ruolo bellissimo che ho debuttato insieme a Jonas Kaufmann nel 2007 a Zurigo. Entrambi eravamo debuttanti. È chiaro che quello di Puccini è un mondo diverso al quale ora mi sono abituata e che non avverto troppo lontano perché “il romantico” è sempre presente. Sicuramente richiede un grande impegno e un certo peso vocale, soprattutto in alcuni momenti come quelli della disperazione di Mimì. Non ho interpretato molte volte questo ruolo. Oltre alle recite a Zurigo con Jonas, nel 2009 con il grandissimo Giuseppe Giacomini a Bucarest – un momento di storia per la lirica nella metropoli rumena – un’altra recita nella stessa città l’anno scorso e a Napoli a gennaio. Prima di debuttare Mimì ho cantato Musetta a Zurigo (c’è un DVD) e anche qualche volta in concerti. Puccini implica in prima luogo una musica bellissima, energica e toccante che regala tante emozioni. Con Puccini, con il quale l’orchestra diventa tante volte più importante, si deve essere più “generosi” con il peso vocale. Mimì è una ragazza come gli altri giovani protagonisti de La Bohème che vogliono godersi la vita. Mimì e Rodolfo si innamorano subito a prima vista, tra di loro nasce un amore non di lunga durata, ma non riescono a dimenticarsi neanche dopo la separazione. La morte di Mimì rappresenta un terremoto dell’anima non solo di Rodolfo, ma anche di tutti suoi amici: La Bohème è una opera che mostra com’è realmente la vita.

©Christoph Hebeisen

Sono felicissima di aver lavorato con il Maestro Stefano Ranzani con il quale, durante le prove, ho scoperto di nuovo Mimì. Tre anni fa ci siamo incontrati per la Lucia di Lammermoor alla Scala, ma qui abbiamo avuto veramente tempo di lavorare più intensamente. Per rispetto di Puccini e per mettere più in luce il suo genio musicale si deve veramente rispettare ogni croma, ogni semicroma, ogni pausa di espressione. Nei primi due quadri c’è più conversazione, si canta davvero nel terzo e alla fine. Ho lavorato molto bene con il regista Mario Pontiggia (che io personalmente amo per il suo lavoro nel mondo lirico): la sua messa in scena è stata molto tradizionale e in sintonia con lo spartito pucciniano e la bellissima scenografia. La mia Mimì non è diversa dalle altre Mimì nella musica e nella recitazione del personaggio, ciò che cambia è la mia voce, il timbro, la mia personalità. A me piace mettere in scena una Mimì delicata, dolce, raffinata nel canto, mi piace giocare con i suoni e il fraseggio musicale. Ricordo che in una prova musicale parlavo con il Maestro Ranzani della scrittura musicale di Puccini per Mimì e ho detto che tante volte mi sembra più difficile di Mozart che è più misurato e più facile come architettura musicale. Puccini fa spessissimo cambiamenti di misure. Quello che mi ha interessato è stato il suo carattere giovanile e la costruzione musicale interessante e delicata.

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©Nacho González

Cosa c’è di Elena Mosuc in Mimì e cosa c’è di Mimì in Elena Mosuc?
Domanda non facile. C’è sempre qualcosa di me in tutti ruoli che canto, è una cosa normale. Con Mimì mi sono identificata sin dal momento in cui si innamora di Rodolfo (ho ricordato di quando mi sono innamorata di mio marito Christoph). La musica richiede una velatura che posso risolvere con il mio timbro rotondo e la mia voce morbida e omogenea. A Mimì regalo la mia bontà, mentre da lei ricevo il suo essere una donna sognatrice ma anche sensibile. Potrei dire che Mimì, come Gilda, è quasi poetica. Cantando Musetta e Mimì, mi sono identificata con entrambe, anche se forse di più con Mimì che preferisco per la sua anima dolce e per la musica.

C’è qualche altro ruolo pucciniano che le piacerebbe aggiungere al suo repertorio?
Canto sempre con grande piacere Liù nella Turandot e ho cantato solo in forma di concerto Magda nella Rondine a Monaco di Baviera (è uscita da poco la registrazione integrale). Mi piacerebbe portare in scena Magda, un ruolo romantico quasi simile a quello di Mimì.

Mimì sembra quasi essere un’“amica” di Violetta, suo cavallo di battaglia… trova che ci siano delle somiglianze tra queste due eroine?
I punti in comune tra questi due personaggi sono la bellezza, l’amore appassionato, la gioia e il desiderio di vivere. Certo, si tratta di due modi di vivere diversi. Inoltre, Violetta ha un profilo drammaturgico più complesso e una scrittura musicale che non si può paragonare a quella di Mimì. Quest’ultima si distingue per la sua bella musica con un legato importante e un consistente peso vocale soprattutto nel terzo quadro. Per cantare Violetta è necessario un ambitus vocale più grande, ci sono più momenti di coloritura e di virtuosismo vocale che rendono difficile ma anche interessante questo personaggio. Il terzo quadro e l’ultimo atto di Violetta sono molto simili alla scrittura musicale di Mimì. Per il resto, sono due cose diverse.

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©Baus

Recentemente ha debuttato come Desdemona, un’altra donna fragile ma forte: com’è stata quest’esperienza con un ruolo verdiano più maturo rispetto a Violetta o Gilda?
Cantando Violetta, Gilda, Luisa Miller, ma anche altri ruoli come Norma, Stuarda, Mimì, Micaela, la mia voce si è sviluppata. Poiché posseggo una voce rotonda e calda, mi sono rivolta a questi ruoli: Liù, Mimì, Micaela, molto simili a Desdemona. Credo dunque che sia arrivato il momento di sfruttare maggiormente questi ruoli. Desdemona è un personaggio bellissimo, come Mimì, Liù e Micaela, con archi musicali da sogno dove si può sfruttare molto il pianissimo. Pensiamo un po’ all’aria del salice. Non ho mai amato molto quest’aria, ma da quando l’ho studiata e poi l’ho cantata con l’orchestra, ho scoperto dentro una bellezza divina e ho messo tutta la mia anima e tutto il mio respiro che mi permette di modellare e modulare ogni suono. Il momento più bello per me è l’“Ave Maria”. In quell’aria si ferma tutto, si entra in un’altra dimensione perché Verdi ha tirato fuori il suo genio! La solita preghiera giornaliera ci porta già in un’altra dimensione, ma qui con questa musica celestiale viaggiamo tutti in un altro mondo.

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©Brescia-Amisano/Teatro alla Scala

Prossimamente canterà Lucia di Lammermoor a Genova. Com’è la sua Lucia oggi dopo tanta esperienza e tanti altri ruoli di Belcanto?
Recentemente ho cantato di nuovo questo fantastico ruolo a Bari, dove ho potuto constatare un’eccezionale forma vocale e fisica. Durante questa produzione mi sono sentita bene e questo particolare benessere spiega quel fa sovracuto emesso alla fine del duetto con Edgardo. L’ho fatto tantissime volte in diverse produzioni sotto richiesta. Nonostante a Bari il Maestro non sia stato molto felice di questa mia scelta, l’ho cantato in tutte le recite ed è venuto sempre molto bene! Insomma, quando un cantante si sente bene e può fare certi suoni, giustificati musicalmente e drammaturgicamente, lasciamolo fare! Non si sente ogni giorno un fa sovracuto. Con questo voglio dire che la mia Lucia ha la stessa freschezza di quando l’ho debuttata. E questo perché ancora oggi studio tanto la tecnica, non esce mai dalla mia bocca un suono del genere senza averci riflettuto prima. Sono molto cosciente di tutto ciò che canto e che faccio sul palco, niente è improvvisato. E credo che questo sia il segreto di una longevità vocale: la tecnica! Questa è la chiave che solo in pochi riescono a trovare. La Lucia di oggi si distingue chiaramente da quella di 26 anni e 10 anni fa. Prima di tutto la voce non è più la stessa, è una cosa biologica. È diventata più matura, più piena. Quando ho debuttato Lucia nel 1992 ero agli inizi, prima ho cantato la Regina della notte, Gilda e Traviata e non avevo una grande esperienza. Quello che so di sicuro è che la mia Lucia di oggi è più interessante per i giochi di suoni che provo, mi diverto a tentare cose sempre nuove, anche perché le produzioni sono diverse, i partner sono diversi, i maestri diversi e tante volte danno nuove idee. Ogni produzione è come una nuova esperienza… Inoltre, credo che non sono tante le cantanti che riescono a cantare nella stessa stagione Desdemona, Lucia, Norma, Trovatore.

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©Teatro Nacional de São Carlos

Quali sono i suoi prossimi impegni?
Dopo la Bohème appena cantata a Napoli, mi trovo a Muscat per le prove di Norma. Seguirà il mio desiderato debutto con Leonora ne Il Trovatore in Serbia e in Romania e Lucia di Lammermoor a Genova insieme ad Andrea Bocelli. Finirò la stagione con un complesso Liederabend a Zurigo, la mia casa. Per questo Liederabend ho già cominciato a lavorare – contemporaneamente a Il Trovatore – preparando Lieder francesi e rumeni e arie di opere. Dal momento che voglio cantare tutto a memoria, c’è un po’di lavoro da fare. Posso considerarmi una donna felice! Il lavoro mi mantiene “fresca” vocalmente e mentalmente e allontana il rischio dell’Alzheimer… Ringrazio Dio ogni giorno per avermi regalato la voce con cui posso offrire tanta gioia al pubblico che viene a teatro a sognare un mondo più bello!

Grazie a Elena Mosuc e In bocca al lupo! 

Pia Lombardi

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