IL LOGGIONE EMILIANO: ANDREA CHÉNIER AL TEATRO COMUNALE DI MODENA

Successo a Modena per il capolavoro di Umberto Giordano, con il ritorno da debuttante nel ruolo del soprano Saioa Hernandez. 

L’ultima volta a Modena fu nel lontano 1985, protagonista Lando Bartolini, ma in passato persino Mario Del Monaco (nel 1945) e Renata Tebaldi (nel 1948) avevano calcato il palcoscenico del “Comunale” in Andrea Chénier, a dimostrazione di quanto quest’opera (più di molte altre) non possa fare a meno di grandi interpreti, capaci di reggere il carico di una partitura che vocalmente non concede sconti.
L’occasione è importante: si tratta della prima assoluta di un nuovo allestimento in coproduzione tra i teatri di Modena, Reggio Emilia, Piacenza, Parma, Ravenna e Toulon, il titolo è tra i più amati e attesi da melomani e appassionati e nel ruolo di Maddalena vi è una debuttante Saioa Hernandez, che torna per la terza stagione consecutiva nei teatri emiliani reduce dall’affermazione nella Prima scaligera di “Attila”.

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©Rolando Paolo Guerzoni

L’allestimento, come è giusto che sia, segue una linea di profondo rispetto della forte connotazione storica che caratterizza l’opera. L’ambientazione iniziale è ispirata alle sale della reggia di Versailles, progressivamente squarciata dal subentrare aggressivo dei simboli e degli elementi tipici dell’incombente clima rivoluzionario: il crollo della grande tela raffigurante Maria Antonietta lascia il posto al Terzo Stato e alla presenza imponente della ghigliottina, al centro della scena fino alla fine dell’opera a testimonianza del destino ineludibile che colpirà i protagonisti del dramma. Sullo sfondo la grande cornice della Storia che non abbandona mai e anzi permea l’intera vicenda.
Le scene di Justin Arienti si completano con i bei costumi di Edoardo Russo, minuziosamente fedeli, personaggio per personaggio, all’epoca dei fatti, e con le luci davvero suggestive di Valerio Tiberi, che sembrano talvolta dipingere veri e propri quadri e fotografie.
Il regista di questa lettura attenta e segnatamente verista è Nicola Berloffa, che fa muovere cantanti e masse in uno spazio abbastanza ridotto, marcando il contrasto tra i momenti più intimi e quelli in cui le irruzioni delle masse disseminano caos e turbamento. Facendo i conti con la realtà degli spazi forse alcuni momenti soffrono un po’ di staticità o di convenzionalità nei movimenti ma nel complesso lo spettacolo è credibile.

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©Rolando Paolo Guerzoni

Il Maestro Aldo Sisillo, cui va prima di tutto il merito di aver dato vita ad un’altra stagione di grande interesse e varietà, guida l’Orchestra Regionale dell’Emilia-Romagna con autorevolezza ed esperienza, particolarmente incline a sonorità accese e a tempi di largo respiro nelle pagine più intense del dramma. Positiva la prova del Coro Lirico Terre Verdiane Fondazione Teatro Comunale di Modena, preparato dal Maestro Stefano Colò.

Il cast vede nella parte del protagonista, Andrea Chénier, il tenore Martin Muehle, validissimo interprete, dal bel timbro voluminoso ed eroico, solido e a proprio agio nel registro medio quanto in quello acuto e capace di infiammare la sala con un’interpretazione schietta e generosa, palesando altresì un’ottima dizione italiana.

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©Rolando Paolo Guerzoni

Se “Gioconda” rimane ancora il ruolo in cui non potremo mai dimenticarla, Saioa Hernandez convince pienamente anche come Maddalena. La voce è una lama di suono che incide senza durezze e artifici nel registro basso e svetta luminosa e intensa in quello medio-acuto, l’interpretazione è sentita, intima ed esprime tanto la sofferenza quanto la forza inossidabile dell’amore.

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©Rolando Paolo Guerzoni

Claudio Sgura rappresenta la garanzia di mezzi vocali di ottima fattura, ben emessi e di una solidità invidiabile. La sua prova è parsa talvolta assestarsi soltanto su un’ordinaria correttezza con la mancanza di certe sfumature e di un pathos emotivo più intenso in pagine salienti come l’aria “Nemico della Patria”.
Nozomi Kato è una buona Bersi, credibile tanto vocalmente quanto dal punto di vista attoriale. Particolarmente bravo Stefano Marchisio (Roucher), dotato di timbro limpido e diretto e scioltezza sulla scena.

Positive le prove di Antonella Colaianni (Madelon), dei giovani promettenti allievi di Mirella Freni Fellipe Oliveira (il sanculotto Mathieu) e Shay Bloch (Contessa di Coigny), Alfonso Zambuto (Un “Incredibile”). Completano il cast con solidità Roberto Carli (L’Abate), Alex Martini (Pietro Fléville/Fouquier Tinville), Stefano Cescatti (Schmidt), Luca Marcheselli (Il Maestro di Casa/Dumas).

Sala piena e grande successo al termine dello spettacolo con particolari tributi ai tre protagonisti.

Grigorij Filippo Calcagno

Modena, 17 febbraio 2019

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