La stagione delle opere in streaming continua e le nostre recensioni in miniatura (“miniatura” perchè lo streaming trasmette in minima parte quello che è uno spettacolo dal vivo) sbarcano a Vienna con una Tosca nello storico allestimento del 1958 con la regia di Margarethe Wallmann e le scene e i costumi di Nicola Benois.

©Wiener Staatsoper / Michael Poehn

Lo spettacolo sin dal alzata di sipario è suggestivo nella sua iper-tradizionalità, anche se ovviamente la recitazione dei solisti è lasciata un po’ alla bravura degli interpreti, come avviene spesso in queste produzioni di repertorio che fanno parte del calendario usualmente frenetico della Staatsoper. Osservando il comparto musicale, la qualità delle voci è senza dubbio indiscutibile con Anna Netrebko nel ruolo di Tosca, Yusif Eyvazov in quello di Mario Cavaradossi e Wolfgang Koch in quello del barone Scarpia.

©Wiener Staatsoper / Michael Poehn

Anna Netrebko disegna una Tosca passionale, veemente, con grande foga vocale e teatrale, risultando vincente nello sviluppo del personaggio da primadonna vezzosa nel I atto a eroina tragica negli altri due, cogliendo in pieno l’emozionante momento del “Vissi d’arte”. Al suo fianco Yusif Eyvazov veste i panni di un Mario Cavaradossi dal bel piglio eroico e giusto abbandono nelle sue arie, “Recondita armonia” ed “E lucevan le stelle”. Ritroviamo dopo il Falstaff in streaming da Monaco di Baviera, Wolfgang Koch, nel personaggio ben diverso di Scarpia, che gli si addice certamente di più, come si evince anche dall’incisività data al “monologo” che apre il II atto.

©Wiener Staatsoper / Michael Poehn

Ottimo il comparto dei ruoli di fianco: Andrea Giovannini (Spoletta), Mikhail Kazakov (Un carceriere), Evgeny Solodovnikov (Cesare Angelotti), Wolfgang Bankl (Sagrestano) e Attila Mokus (Sciarrone).

La direzione musicale di Bertrand de Billy disegna una fotografia dalle tinte non sempre perfettamente delineate, che talvolta appesantiscono la linea. Unica però è la concentrazione musicale dei Wiener Symphoniker che grazie all’ottimo feeling con la bacchetta rendono il finale dell’atto secondo una vera e propria scena da film. I colori che l’orchestra è riuscita a esprimere all’inizio del terzo sono intensi, i pianissimi e i mezzi piani riescono a  far riflettere l’ascoltatore sulla bellezza della vita così come Puccini voleva: l’alba di Roma che si fonde con lo stato d’animo di Mario Cavaradossi, che con lo sguardo volto al passato scorre con nostalgia i momenti felici della sua esistenza. La musica pucciniana è riuscita a far emergere tutta la passione del far musica insieme. Un allestimento sentito, una serata riuscita.

Matteo Firmi e Francesco Lodola

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