E’ andato in scena presso il cortile di Palazzo Arsenale il secondo appuntamento del Regio Opera Festival organizzato dal Teatro Regio di Torino in collaborazione col Ministero della Difesa. Sul palco una Madama Butterfly “rivisitata” e “adattata” diretta dalla bacchetta esperta di Pier Giorgio Morandi e la regia di Vittorio Borrelli, capace di porre in risalto l’intimità dei personaggi in un dialogo asciutto e statico, adatto alla narrazione che unisce la magistrale recitazione di Yuri d’Agostino agli estratti più celebri del capolavoro pucciniano. L’attore accompagna il pubblico in un viaggio travolgente attraverso aneddoti personali sulla vita del compositore toscano, ma anche delucidazioni artistiche sulle scelte compositive del dramma giapponese. Il filo della narrazione è affidato ai testi più che convincenti di Vittorio Sabadin. A completare il tutto sono le scene di Claudia Boasso, che meritano una menzione d’onore poiché in grado di riflettere la caratterizzazione dei personaggi pur nel loro effettivo minimalismo: le affascinanti atmosfere giapponesi sono messe in risalto dall’utilizzo di quattro pannelli tradizionali, mentre a raccontare la dolce salita di Cio-Cio-San alla collina di Nagasaki è il movimento del vento attraverso i numerosi lembi di stoffa dolcemente calati dall’alto. Ancora suggestiva è apparsa l’esecuzione del coro a bocca chiusa illuminata dalla fioca luce di quattro lanterne che contribuiscono a porre in risalto la magistrale e ponderata esecuzione del Coro del Teatro Regio diretto da Andrea Secchi.

La direzione di Pier Giorgio Morandi appare talvolta meno intensa, soprattutto nell’enfasi passionale di un dramma così ricco di tensione come quello di Cio Cio-San, ridotto alla semplice narrazione antologica. Su questa base orchestrale si sono innestate le voci, sostenute da un sistema di amplificazione quasi sempre equilibrato e in linea con le necessità esecutive imposte dalla location di Palazzo Arsenale, che pur mostrando i propri limiti non preclude il successo della rappresentazione.

Troviamo nei panni della sventurata protagonista una Rebeka Lokar non del tutto convincente e con qualche difficoltà nel registro acuto, e non sempre motivata dalla direzione. Sensibilmente migliore è invece la prova di Antonio Poli nei panni del cinico Pinkerton, una voce interessante, che ha il suo punto di forza nell’acuto. La sua recitazione si inserisce con efficacia nella regia di Borrelli, dipingendo un Pinkerton più affettuoso e introspettivo di quanto ci si potrebbe attendere. Buona l’emissione di Alessio Verna nei panni di uno Sharpless confinato al proprio ruolo delicato e per certi versi scomodo, arricchito da una prova teatrale e interpretativa soddisfacente. Bene anche la Suzuki di Sofia Koberidze, di cui si apprezza la pulizia vocale, il Goro di Didier Pieri, la Kate Pinkerton di Roberta Garelli e il Commissario Imperiale di Franco Rizzo. 

Una produzione particolare di una Butterfly senza troppe pretese, desiderosa di accogliere a braccia aperte un pubblico interessato o neofita. Un’operazione nobile che il Teatro Regio ha manifestato nella costruzione di questa accattivante stagione estiva.

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