Dopo molti anni ritorna al teatro Verdi Don Pasquale, opera buffa del compositore bergamasco Gaetano Donizetti. Alla regia Gianni Marras, che insieme a Davide Amadei, costruisce uno spettacolo alla Pane, amore e fantasia: ottima l’ambientazione romana della storia, ogni piccolo dettaglio nei costumi e nella scenografia risulta molto curato, graziosa e divertente la scelta di una grafica di stampo fumettistico. Ottima la lettura del Maestro Roberto Gianola, che ha ben saputo bilanciare le dinamiche dell’orchestra ottenendo un suono compatto e coeso che non ha mai sovrastato le voci della compagnia. La lettura della Sinfonia è risultata eccellente, il suono del violoncello solo riesce ad amalgamarsi perfettamente con quello del corno solo creando un’armonia sonora che, se si potesse rappresentare visivamente, risulterebbe di una mescolanza tra un verde scuro e un marrone molto intenso. Il gesto di Gianola è sempre molto chiaro, sia verso l’orchestra che verso i cantanti.

Pablo Ruiz porta in scena un Don Pasquale vocalmente molto preparato, con un’ottima pronuncia e capacità di articolazione, scenicamente comico ma senza mai cadere nel volgare. Vincenzo Nizzardo nel ruolo dello scaltro Dottor Malatesta è risultato pienamente dentro la parte, mettendo in scena una sitcom ante-litteram in grado di scombussolare la vita di Don Pasquale. Buono sotto ogni aspetto musicale, in particolare sul canto sillabato.

Nina Muho caratterizza una Norina elegante: si muove sul palcoscenico con la leggiadria di una farfalla, divertente e mai banale, civettuola ma mai volgare. Agile negli abbellimenti, la sua voce risulta sempre piena in tutti i registri, sempre accompagnata da un sorriso smagliante.

Antonino Siragusa interpreta un Ernesto decisamente comico, con un ciuffo biondo che richiama la figura dell’indimenticabile Elvis Presley, con tanto di vinile e twist. Emozionante l’interpretazione della scena prima dell’atto secondo (si segnala la buona esecuzione della tromba sola) e la serenata dell’atto terzo (“Com’è gentil la notte a mezzo april!”). Siragusa conferma di possedere grandi qualità dal punto di vista vocale e scenico.

Interessante dal punto di vista registico il personaggio del Mimo interpretato da Daniele Palumbo, che funge da collante nei vari momenti contribuendo alla buona riuscita delle scene comiche. Buona la prestazione del Notaro “Groucho Marx” interpretato da Armando Badia. Da segnalare anche la buona esecuzione da parte del Coro della Fondazione preparato dal Maestro Paolo Longo.

L’orchestra presenta colori timbrici molto definiti: in particolare segnaliamo il bel suono del primo violino di spalla, oltre alle parti solistiche già menzionate.

La collaborazione tra il direttore Gianola e il regista Marras risulta vincente: ne danno la prova i quasi dieci minuti ininterrotti di applausi tributati all’intera compagnia. Dopo tanto tempo si osserva un allestimento che ha saputo risolvere la difficile convivenza tra la musica e le normative Covid19 per un prodotto piacevole e raffinato. Si replica fino al 9 aprile.

Matteo Firmi e Cecilia Zoratti

Trieste,1 aprile 2022

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